I veri numeri del lupo * The true numbers of the wolf

(c) WWF CH https://www.wwf.ch/it/specie/lupo-predatore-sociale

Cortesia di Alessandro Bassi Cademario (english text below)

Un vecchio aforisma così recita: ” Gli uomini usano le statistiche (e i numeri) cosi come un ubriaco usa i lampioni: non per illuminare la strada ma per sostegno”. È quello che sta accadendo ormai da mesi da parte dell’Associazione per un territorio senza Grandi Ppredatori e da tutti coloro che promuovono il loro sterminio.

Facciamo un confronto tra due territori: il Canton Ticino e il Parco Nazionale d’Abruzzo. Il Ticino ha una superficie di 280.000 ettari, di cui boschive, agricole ed improduttive (alta montagna, ad es.) per 150.000 ettari. Il Parco Nazionale d’Abruzzo ha una superficie di 50.500 ettari ed una zona di protezione esterna (ZPE) di 80.000 ettari; un totale di 130.500 ettari. In Ticino si stimano mediamente una decina di lupi, 80 in tutta la Svizzera. Nel Parco d’Abruzzo si stimano un’ottantina di lupi, un numero uguale a quello dell’intera Svizzera su un territorio inferiore a quello del Ticino.  Per non parlare dei circa 50 orsi presenti nel parco. 

In Svizzera, invece, l’orso è riapparso nel 2005 dopo averlo sterminato, insieme a tutti i grandi predatori eccetto l’aquila, 100 anni prima!

In Ticino si trovano 588 aziende di allevamento di animali secondo il rapporto dell’Ufficio di statistica del Cantone Ticino. Nel Parco d’Abruzzo, invece, sono presenti 1665 aziende di allevamento di animali (vd. Conflitto tra grandi carnivori e attività antropiche nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise- Università di Padova 2012-2013).

Il Parco d’Abruzzo ha piû di 1 milione di visitatori all’anno contro 1,6 milioni di turisti nel Cantone nel 2016, ad esempio. Come mai in Abruzzo è possibile una simile convivenza, anche con ovvi ma superabili problemi?

Con simili dati è mai possibile che si continui a gridare, come nell’800: Al lupo! Al lupo!?”. Ê mai possibile che, come nell’800, un’associazione come quella per un territorio senza grandi predatori, presente in tutta la Svizzera, ripeta slogan che risalgono a 100 anni fa? Nel 1911 un famoso naturalista italiano, Alessandro Ghigi, scriveva sul Corriere della Domenica: “Ove il Governo non provveda a tempo, date le ben note abitudini del lupo, non dovrà recar meraviglia se fra qualche anno, in occasione di nevicate eccezionali, si sentirà parlare paurosamente di lupi affamati, riuniti a frotte nel Mezzogiorno d’Italia”. 

Nei decenni successivi il lupo venne quasi sterminato, in realtà. Altro che “lupi affamati”.

An old aphorism goes like this: “Men use statistics (and numbers) just as a drunk uses street lamps: not to light the way but to support”. This is what has been happening for months by the Association for a Territory without Large Predators and by all those who promote the killing of them all.

Let’s make a comparison between two territories: the Canton of Ticino and the Abruzzo National Park. Ticino has an area of ​​280,000 hectares, of which 150,000 hectares are wooded, agricultural and unproductive (high mountains, for example). The Abruzzo National Park has an area of ​​50,500 hectares and an external protection area (ZPE) of 80,000 hectares; a total of 130,500 hectares.
An average of ten wolves are estimated in Ticino, 80 throughout Switzerland. In the Abruzzo Park there are an estimated eighty wolves, a number equal to that of the whole of Switzerland in a territory smaller than that of Ticino. Not to mention the approximately 50 bears in the park.

In Switzerland, however, the bear reappeared in 2005 after having exterminated it, along with all the large predators except the eagle, 100 years earlier!

In Ticino there are 588 animal breeding companies according to the report of the Statistics Office of the Canton of Ticino. In the Abruzzo Park, on the other hand, there are 1,665 animal breeding farms (see Conflict between large carnivores and anthropogenic activities in the National Park of Abruzzo, Lazio and Molise – University of Padua 2012-2013).

The Abruzzo Park has more than 1 million visitors a year against 1.6 million tourists in the Canton in 2016, for example. Why is such a coexistence possible in Abruzzo, even with obvious but surmountable problems?

With such data, it is ever possible to continue shouting, as in the 19th century: to the wolf, to the wolf?” Is it ever possible that, as in the 19th century, an association like that for a territory without large predators, present throughout Switzerland, repeats slogans that date back 100 years ago?
In 1911 a famous Italian naturalist, Alessandro Ghigi, wrote in the Corriere della Domenica: “If the Government does not provide in time, given the well-known habits of the wolf, it should not be surprising if in a few years, during exceptional snowfalls, he to speak fearfully of hungry wolves, gathered in droves in southern Italy”.
In the following decades, the wolf was actually almost exterminated. Well other than “hungry wolves”.

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