I veri numeri del lupo * The true numbers of the wolf

(c) WWF CH https://www.wwf.ch/it/specie/lupo-predatore-sociale

Cortesia di Alessandro Bassi Cademario (english text below)

Un vecchio aforisma così recita: ” Gli uomini usano le statistiche (e i numeri) cosi come un ubriaco usa i lampioni: non per illuminare la strada ma per sostegno”. È quello che sta accadendo ormai da mesi da parte dell’Associazione per un territorio senza Grandi Ppredatori e da tutti coloro che promuovono il loro sterminio.

Facciamo un confronto tra due territori: il Canton Ticino e il Parco Nazionale d’Abruzzo. Il Ticino ha una superficie di 280.000 ettari, di cui boschive, agricole ed improduttive (alta montagna, ad es.) per 150.000 ettari. Il Parco Nazionale d’Abruzzo ha una superficie di 50.500 ettari ed una zona di protezione esterna (ZPE) di 80.000 ettari; un totale di 130.500 ettari. In Ticino si stimano mediamente una decina di lupi, 80 in tutta la Svizzera. Nel Parco d’Abruzzo si stimano un’ottantina di lupi, un numero uguale a quello dell’intera Svizzera su un territorio inferiore a quello del Ticino.  Per non parlare dei circa 50 orsi presenti nel parco. 

In Svizzera, invece, l’orso è riapparso nel 2005 dopo averlo sterminato, insieme a tutti i grandi predatori eccetto l’aquila, 100 anni prima!

In Ticino si trovano 588 aziende di allevamento di animali secondo il rapporto dell’Ufficio di statistica del Cantone Ticino. Nel Parco d’Abruzzo, invece, sono presenti 1665 aziende di allevamento di animali (vd. Conflitto tra grandi carnivori e attività antropiche nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise- Università di Padova 2012-2013).

Il Parco d’Abruzzo ha piû di 1 milione di visitatori all’anno contro 1,6 milioni di turisti nel Cantone nel 2016, ad esempio. Come mai in Abruzzo è possibile una simile convivenza, anche con ovvi ma superabili problemi?

Con simili dati è mai possibile che si continui a gridare, come nell’800: Al lupo! Al lupo!?”. Ê mai possibile che, come nell’800, un’associazione come quella per un territorio senza grandi predatori, presente in tutta la Svizzera, ripeta slogan che risalgono a 100 anni fa? Nel 1911 un famoso naturalista italiano, Alessandro Ghigi, scriveva sul Corriere della Domenica: “Ove il Governo non provveda a tempo, date le ben note abitudini del lupo, non dovrà recar meraviglia se fra qualche anno, in occasione di nevicate eccezionali, si sentirà parlare paurosamente di lupi affamati, riuniti a frotte nel Mezzogiorno d’Italia”. 

Nei decenni successivi il lupo venne quasi sterminato, in realtà. Altro che “lupi affamati”.

An old aphorism goes like this: “Men use statistics (and numbers) just as a drunk uses street lamps: not to light the way but to support”. This is what has been happening for months by the Association for a Territory without Large Predators and by all those who promote the killing of them all.

Let’s make a comparison between two territories: the Canton of Ticino and the Abruzzo National Park. Ticino has an area of ​​280,000 hectares, of which 150,000 hectares are wooded, agricultural and unproductive (high mountains, for example). The Abruzzo National Park has an area of ​​50,500 hectares and an external protection area (ZPE) of 80,000 hectares; a total of 130,500 hectares.
An average of ten wolves are estimated in Ticino, 80 throughout Switzerland. In the Abruzzo Park there are an estimated eighty wolves, a number equal to that of the whole of Switzerland in a territory smaller than that of Ticino. Not to mention the approximately 50 bears in the park.

In Switzerland, however, the bear reappeared in 2005 after having exterminated it, along with all the large predators except the eagle, 100 years earlier!

In Ticino there are 588 animal breeding companies according to the report of the Statistics Office of the Canton of Ticino. In the Abruzzo Park, on the other hand, there are 1,665 animal breeding farms (see Conflict between large carnivores and anthropogenic activities in the National Park of Abruzzo, Lazio and Molise – University of Padua 2012-2013).

The Abruzzo Park has more than 1 million visitors a year against 1.6 million tourists in the Canton in 2016, for example. Why is such a coexistence possible in Abruzzo, even with obvious but surmountable problems?

With such data, it is ever possible to continue shouting, as in the 19th century: to the wolf, to the wolf?” Is it ever possible that, as in the 19th century, an association like that for a territory without large predators, present throughout Switzerland, repeats slogans that date back 100 years ago?
In 1911 a famous Italian naturalist, Alessandro Ghigi, wrote in the Corriere della Domenica: “If the Government does not provide in time, given the well-known habits of the wolf, it should not be surprising if in a few years, during exceptional snowfalls, he to speak fearfully of hungry wolves, gathered in droves in southern Italy”.
In the following decades, the wolf was actually almost exterminated. Well other than “hungry wolves”.

Bracconieri: 57mila euro di multa per l’uccisione di un lupo

lupo iberico con cucciolo

In Spagna è stata inflitta una multa di 57.000 € a dei bracconieri condannati per caccia illegale ad un lupo iberico, una sottospecie del Lupo Grigio (canis lupus lupus).

Arriva la prima condanna per la caccia illegale di lupo iberico in Spagna: 57mila euro di multa per i bracconieri che lo hanno ucciso. Inoltre uno dei due cacciatori dovrà scontare sei mesi di carcere e per entrambi ogni attività venatoria è proibita per la durata di tre anni.

In Spagna, questa sentenza storica (la prima in assoluto), sicuramente rappresenta un importante caso di giurisprudenza che fungerà da esempio ad altri Stati Europei. Purtroppo in molte nazioni (anche confinanti con la Svizzera) il lupo è oggetto di malanimi e persecuzioni ingiustificate.

Il prossimo 27 settembre 2020 in Svizzera ci sarà la votazione sulla revisione della legge sulla caccia.

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Qui vedi articolo esplicativo e presa di posizione del presidente WWF della Svizzera italiana.

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Il lupo iberico è a rischio d'estinzione

Seppur all’apparenza sono diversi, cani e lupi hanno nei loro geni molti atteggiamenti comuni.

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In Spain, a fine of € 57,000 was imposed on poachers convicted of illegal hunting of an Iberian wolf, a subspecies of the Gray Wolf (canis lupus lupus).

The first sentence for the illegal hunting (poaching) of an Iberian wolf in Spain amount to 57 thousand euros for the poachers who killed him. In addition, one of the two hunters will have to serve six months in prison and for both of them, hunting is prohibited for three years.

In Spain, this historical sentence (the first ever) certainly represents an important case of jurisprudence which will serve as an example to the other European States. Unfortunately, in many countries (even bordering on Switzerland) the wolf is subject to ill-will and unjustified persecution.

The vote on the revision of the hunting law will take place on 27 September 2020 in Switzerland.

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Here you see an explanatory article and a position taken by the WWF president of Italian-speaking Switzerland (Italian language).

Cosa dire del Lupo? * What about the Wolf?

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Nel corso dei secoli, nelle diverse culture, il lupo ha assunto significati opposti tra loro. Venerato come una divinità o insultato come un diavolo, esso ha spesso pagato con la sua vita i crimini che non aveva commesso.
Durante il Medioevo in Europa, il mito e la superstizione assunsero un’importanza rilevante. Ad esempio si credeva nei lupi mannari. La religione sfruttò questa paurosa immagine e durante l’Inquisizione, fu utilizzata quale metafora per mantenere il controllo con la coercizione perdurata per secoli.
Quando i coloni europei arrivarono in America, portarono con sé questo lupo oscuro nella loro immaginazione.
Al contrario, gli indigeni del Nord America ammiravano ed emulavano il lupo. I nativi americani rispettavano le sue capacità di caccia e lo onoravano perché forniva cibo per la comunità. Per alcuni era visto come un saggio, un potente o un cacciatore istintivo. In effetti un insegnante di tattiche che gli umani potevano emulare nella caccia ai bufali o caribù.
Il lupo è stato sterminato in gran parte dell’Europa negli ultimi quattro secoli. Grazie alla “caccia alle taglie”, chi uccideva un lupo era ricompensato con soldi. Tra il 1850 ed il 1900 più di un milione di lupi furono sterminati e nel 1907 fu varato il bando per l’estinzione totale della specie. È risaputo che una delle pratiche maggiormente utilizzate era quella dell’avvelenamento.
Branchi di lupi sono sopravvissuti nelle montagnose Spagna, Francia, Italia e nella boscosa Finlandia. In Asia un numero rimane in angoli remoti del Medio Oriente e nelle steppe russe e mongole.
Un lupo non è né buono né cattivo, eppure sembra che il Mito negativo sia sopravvissuto, e questo anche se attualmente molti comprendono la vera natura del lupo.

Oggigiorno il lupo sta tornando in Europa, ma con l’aumentare della sua popolazione, si ampliano anche i conflitti con gli umani. Il dibattito sul controllo del lupo è molto emotivo. Alcuni vogliono che il lupo sia eliminato, mentre altri pensano che i lupi non debbano mai essere uccisi.
Gli allevatori temono che i lupi mangino il loro bestiame. Oggi in Svizzera nelle aree in cui i lupi entrano in conflitto con gli allevatori, è già possibile l’uccisione di quelli “problematici” con l’autorizzazione da parte del governo. Negli Stati Uniti, ma anche in Europa, oggigiorno c’è una forte lobby anti-lupo, dove alcuni giudici e leader politici fanno pressione a favore di questa lobby.
Negli Stati Uniti e in Canada, i lupi sono sostanzialmente protetti, ma in altri paesi come la Russia e parte dell’Europa orientale i lupi sono selvaggiamente annientati. Sempre più i lupi entrano in conflitto con gli uomini, nelle povere aree rurali della Russia, ad esempio, la caccia al cervo e altri animali selvatici è aumentata causando competizione tra uomo e lupo. Con meno selvaggina da cacciare i lupi cercano altre fonti alimentari come gli ovini e bovini domestici.
Anche l’allevamento moderno di renne è in conflitto. Di conseguenza le popolazioni di lupi sono scarse in alcune regioni in Russia orientale e Alaska. Ad esempio a Chukotka si è assistito a una politica ufficiale di tiro ai lupi dagli elicotteri per proteggere le mandrie di renne.
Le leggende locali raccontano che tra lupi e uomini si stabilisse un equilibrio, con i lupi che prendevano ciò di cui avevano bisogno dalle mandrie e che i Ciukci (popolazione russa nella Siberia nord Orientale) cacciavano solo singoli lupi che erano diventati assassini imprevedibili.
È forse possibile che tali equilibri possano essere ristabiliti, non solo nell’allevamento delle renne ma in tutti gli sforzi umani?

L’antropizzazione dei territori ha sottratto aree che prima appartenevano alla fauna, ne abbiamo desertificate altre, sia per effetto diretto, sia con i devastanti cambiamenti climatici.
La crescita demografica umana causa perciò conflitti tra lupo e uomini poiché la quantità di aree selvagge in cui i lupi possono vivere è drasticamente diminuita. È risaputo che i lupi abbiano necessità di molto territorio, lontani dagli umani, per vivere e crescere la loro prole.
Sarebbe auspicabile un accordo affinché si provveda a trovare delle soluzioni protettive degli animali da allevamento. Se gli allevatori utilizzassero estensivamente misure preventive (recinzioni dove possibile, controllo delle mandrie/greggi, cani da protezione delle greggi, presenza di pastori ecc.) il lupo e l’uomo potrebbero convivere meglio.
La soluzione non sta agli estremi del dibattito sul lupo: anche se la maggior parte degli allevatori non odiano i lupi, quando questi uccidono il loro bestiame non vedono altra soluzione. I difensori della natura pensano che i lupi non debbano mai essere uccisi per nessun motivo. Fatto sta che quando l’uomo e il lupo entrano in conflitto, solitamente è il lupo a lasciarci la pelle.
L’attuale legge sulla caccia già permette che i “lupi problematici” siano abbattuti, di conseguenza la modifica di questa legge (la votazione nazionale del 17 maggio 2020) favorirebbe l’uccisione con molte meno restrizioni non solo del lupo ma anche di altri animali protetti. Il rischio di nuova estinzione del lupo a causa del conflitto tra animale e uomo, causato da quest’ultimo, è elevato.
Questo cacciatore un tempo astuto, riverito e rispettato è ora solo visto come un parassita e un pericolo per il bestiame. Dobbiamo ricercare un equilibrio con coloro che vogliono vedere il lupo controllato, le loro preoccupazioni non devono essere respinte, devono entrare a far parte del dibattito sulla conservazione di ogni specie. Purtroppo i lupi vivono ancora nell’immaginazione come ombre del male, alimentate dall’errore e dalla finzione.
Quando gli esseri umani interferiscono nella vita degli animali selvatici, diventa loro responsabilità di fornire loro un ambiente sano in cui vivere. Questo dovrebbe essere il nostro retaggio.

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Over the centuries, in different cultures, the wolf has taken on opposite meanings. Revered as a divinity or insulted as a devil, he often paid for his crimes with his life.
During the Middle Ages in Europe, myth and superstition assumed significant importance. For example, we believed in werewolves. Religion exploited this fearful image and during the Inquisition, it was used as a metaphor to maintain control with coercion, which had lasted for centuries.
When European settlers arrived in America, they brought this dark wolf with them into their imagination.
In contrast, the natives of North America admired and emulated the wolf. Native Americans respected his hunting skills and honored him because he provided food for the community. For some, he was seen as a wise, powerful, or instinctive hunter. In fact, a teacher of tactics that humans could emulate in buffalo or caribou hunting.
The wolf has been wiped out across much of Europe in the past four centuries. Thanks to the “bounty hunt”, those who killed a wolf were rewarded with money. Between 1850 and 1900 more than a million wolves were exterminated and in 1907 the call for the total extinction of the species was launched. It is known that one of the most used practices was that of poisoning.
Herds of wolves have survived in mountainous Spain, France, Italy, and wooded Finland. In Asia, a number remain in remote corners of the Middle East and in the Russian and Mongolian steppes.
A wolf is neither good nor bad, yet it seems that the negative myth has survived, and this although many currently understand the true nature of the wolf.

Today the wolf is returning to Europe, but as its population grows, conflicts with humans are also growing. The debate over wolf control is very emotional. Some want the wolf to be eliminated, while others think that wolves should never be killed.
Breeders fear that wolves will eat their livestock. Today in Switzerland, in areas where wolves come into conflict with farmers, it is already possible to kill “problematic” ones with government authorization. In the United States, but also in Europe, today there is a strong anti-wolf lobby, where some judges and political leaders are lobbying for this lobby.
In the United States and Canada, wolves are substantially protected, but in other countries such as Russia and parts of Eastern Europe wolves are wildly annihilated. More and more wolves come into conflict with men, in the poor rural areas of Russia, for example, hunting for deer and other wild animals have increased causing competition between man and wolf. With less game to hunt, wolves look for other food sources such as sheep and domestic cattle.
Modern reindeer farming is also in conflict. As a result, wolf populations are sparse in some regions in eastern Russia and Alaska. For example, in Chukotka, there has been an official wolf shooting policy from helicopters to protect reindeer herds.
Local legends say that a balance was established between wolves and men, with wolves taking what they needed from the herds and that the Ciukci (Russian population in northeastern Siberia) hunted only single wolves that had become unpredictable killers.
Is it possible that these balances can be restored, not only in reindeer husbandry but in all human endeavors?

The anthropization of the territories has subtracted areas that previously belonged to the fauna, we have desertificated others, both for direct effect and with the devastating climate changes.
Human population growth, therefore, causes conflicts between wolves and humans since the number of wild areas in which wolves can live has drastically decreased. It is known that wolves need a lot of territories, far from humans, to live and grow their offspring.
An agreement would be desirable to provide protective solutions for farm animals. If the farmers used extensively preventive measures (fences where possible, control of the herds/flocks, dogs for the protection of the flocks, the presence of shepherds, etc.) the wolf and the man could coexist better.
The solution does not lie at the extremes of the wolf debate: although most breeders don’t hate wolves, when they kill their cattle they see no other solution. Nature’s defenders think wolves should never be killed for any reason. The fact is that when the man and the wolf come into conflict, it is usually the wolf that leaves its skin.
In our country Switzerland, the current hunting law already allows the “problematic wolves” to be shot down, consequently, the modification of this law (the national vote of 17 May 2020) would favor the killing with much fewer restrictions not only of the wolf but also of other animals protected. The risk of the wolf’s new extinction due to the conflict between animal and man, caused by the latter, is high.
This once cunning, revered, and respected hunter, is now only seen as a parasite and a danger to livestock. We must find a balance with those who want to see the
wolf controlled, their concerns must not be rejected, they must become part of the debate on the conservation of each species. Unfortunately, wolves still live in the imagination as shadows of evil, fueled by error and fiction.
When humans interfere in the life of wild animals, it becomes their responsibility to provide them with a healthy environment in which to live. This should be our legacy.

Biodiversità da proteggere * Biodeversity to protect

Referendum contro la legge sulla caccia consegnate 65'000 firme

Cattura

La Regione  25.2.2020

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Anche se la definizione di Ecosistema è un termine relativamente nuovo, in questi ultimi mesi ha assunto un impatto mediatico molto importante.
L’essere umano è strettamente collegato alla Natura, dalla quale dipende per la sua sopravvivenza. Senza un ecosistema sano, non avremmo acqua da bere e aria pulita da respirare.
Ma nessuno ci pensa, almeno fino a quando subentra un’emergenza ed allora ecco che tutti si mobilitano a favore della Natura.
Lo abbiamo visto grazie allo “sciopero per il clima”, o forse ancora di più a seguito dei devastanti incendi che hanno ucciso oltre mezzo miliardo di creature viventi e distrutto territori immensi di foreste e pascoli.
Con l’aumento demografico, l’impatto antropogenico ha avuto effetti devastanti: cicatrici sul pianeta che non sono più sanabili, neppure adottando azioni estreme.
Qui non desidero però toccare temi quali lo “sviluppo sostenibile”, ma preferisco concentrarmi su fattori più semplici che anche un giovanissimo può comprendere.
La biodiversità non solo mantiene un ambiente funzionale dove l’Ecosistema risulta bilanciato e quindi i flussi sono in equilibrio dinamico. Tutti ci ricordiamo d’aver studiato a scuola il “flusso dell’energia” e quello della “catena alimentare”; l’ecosistema è pertanto equilibrato quando ogni elemento è al suo posto e provvede affinché i consumatori primari (erbivori) possano cibarsi del primo anello della catena (piante ecc.) per poi a loro volta essere cacciati dai consumatori secondari, i carnivori.
Ogni anello della catena ha il suo posto preciso, togliamo un anello e le cose iniziano a non funzionare più in modo corretto.
Le varie leggi provvedono affinché la Biodiversità sia protetta, ma cosa accade quando subentrano delle modifiche di legge che infliggono danni alla biodiversità?
Ogni organismo ha il suo posto nella “catena alimentare”, ma se al posto di proteggere delle specie minacciate iniziamo a permettere il loro abbattimento, quali possono essere i risultati?
Prossimamente sarà messa ai voti la riforma della legge sulla caccia che prevede la possibilità di uccidere senza restrizioni animali selvatici quali ad esempio il cigno, il castoro, lo svasso, la lince o il lupo.
Una diminuzione demografica di ognuna di queste specie, avrebbe un impatto su tutto l’Ecosistema producendo quindi ulteriori danni alla Natura già sufficientemente deteriorata.
La Biodiversità ci fornisce molteplici varietà di servizi, fondamentali per la sopravvivenza umana e animale. Diversi organismi sono responsabili del controllo di quelle specie botaniche invasive o dannose, del mantenimento della fertilità del suolo e della purificazione dell’acqua e dell’aria, che a loro volta influiscono in modo diretto anche sul clima.
Dobbiamo quindi essere in grado di pensare oltre i paradigmi obsoleti che vedono certuni animali “pericolosi” e quindi sterminabili a piacere.
È un nostro dovere etico agire in modo tale da non infierire verso la Natura, ma bensì adoperarci per proteggerla e salvaguardarla… per le generazioni future.

(articolo completo, “tagliato” per ragioni di disponibilità)

 

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Although the definition of the Ecosystem is a relatively new term, in recent months it has taken on a very important media impact.
The human being is closely connected to Nature, on which he depends for his survival. Without a healthy ecosystem, we would not have water to drink and clean air to breathe.
But nobody thinks about it, at least until an emergency takes over and then everyone is mobilizing in favor of Nature.
We saw it thanks to the “climate strike”, or perhaps even more as a result of the devastating fires that killed over half a billion living creatures and destroyed immense territories of forests and pastures.
With the increase in population, the anthropogenic impact has had devastating effects: scars on the planet that can no longer be healed, even by adopting extreme actions.
Here, however, I don’t want to touch on issues such as “sustainable development”, but I prefer to focus on simpler factors that even a very young person can understand.
Biodiversity not only maintains a functional environment where the ecosystem is balanced and therefore the flows are in dynamic equilibrium. We all remember having studied the “energy flow” and that of the “food chain” at school; the ecosystem is therefore balanced when each element is in place and ensures that primary consumers (herbivores) can feed on the first link in the chain (plants etc.) and then, in turn, be hunted by secondary consumers, the carnivores.
Each ring in the chain has its precise place, we remove a ring and things start not working properly anymore.
The various laws ensure that Biodiversity is protected, but what happens when changes to the law take place which inflicts damage on biodiversity?
Each organism has its place in the “food chain”, but if instead of protecting endangered species we begin to allow their killing, what can be the results?
The reform of the hunting law (Switzerland) will soon be put to the vote, which provides for the possibility of killing wild animals such as the swan, beaver, grebe, lynx or wolf without restrictions.
A demographic decrease in each of these species would have an impact on the entire ecosystem, thus producing further damage to nature that has already deteriorated sufficiently.
Biodiversity provides us with multiple varieties of services, fundamental for human and animal survival. Different organisms are responsible for controlling those invasive or harmful botanical species, maintaining soil fertility and purifying water and air, which in turn also directly affect the climate.
We must, therefore, be able to think beyond the obsolete paradigms that see certain “dangerous” animals and therefore exterminable at will.
It is our ethical duty to act in such a way as not to rage towards Nature, but rather to work to protect and safeguard it… for future generations.

 

Sulle tracce dei lupi in Val Morobbia * On the trail of the wolves in Val Morobbia

Dalla stazione di Giubiasco abbiamo fatto car-sharing per raggiungere l’Alpe Giumello sopra Carena. Attraversando una zona che è ricoperta da una densa vegetazione, siamo incappati nell’ultimo pezzo di strada pieno di buche e dossi che ha richiesto una guida molto prudente. Arrivati all’alpe Giumello, abbiamo ricevuto le prime informazioni dal Dr. Stefan Suter, docente e ricercatore della Forschungsgruppe Wildtiermanagement (WILMA) della Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW) e presso l’Institut für Umwelt und Natürliche Ressourcen (IUNR). In seguito, è iniziata la salita con un dislivello di +500 m s/m. Siamo passati attraverso zone boschive per poi giungere a 1700 m s/m in zona sassosa e ricoperta di rade sterpaglie. Gli ultimi 300 metri sono stati, almeno per me che non sono abituata, una bella sfida.

Sul Passo del S. Jorio, dove c’è lo spartiacque con l’Italia, ci siamo fermati per pranzare al sacco e per ascoltare Stefan  che ci ha fornito le informazioni in merito all’attività che la WILMA e IUNR svolgono in quella regione. La tecnica dello “wolf-howling” sfrutta la tendenza dei lupi ad utilizzare l’ululato come forma di comunicazione a lunga distanza. Stefan ci ha fatto ascoltare diverse registrazioni spiegando in seguito come questi dati vengono analizzati dagli esperti biologi. Prima dell’utilizzo di tecnologia più avvanzata, l’uomo imitava l’ululato di un canide, stimolando una risposta da parte dei lupi eventualmente presenti nell’aria di studio. Attualmente si procede con la registrazione per mezzo di un sistema digitale che rimane attivato per 12 ore consecutive (la notte); si spera che in un prossimo futuro la modalità possa essere calibrata al momento esatto nel quale avviene l’ululato dell’animale e quindi permettere in un secondo tempo un’analisi più rapida da parte degli esperti biologi.

Da queste registrazioni può quindi essere accertata la presenza della specie, e distintamente rilevare la riproduzione nel branco per mezzo dell’ululato dei cuccioli. Per mezzo di questi rilevamenti può essere inoltre monitorata d’area di presenza di “canis lupus” e procedere con analisi più precise inerenti la definizione dei confini del branco ed estensione dell’area da monitorare. L’idoneità ambientale richiede una verifica più estesa sulla contemplazione della tipologia di vegetazione medio-alta (zone di rifugio), delle aree lontane da fonti di disturbo antropico (presenza dell’uomo) e ulteriori fattori esogeni. Queste analisi dettagliate sono effettuate dai biologi in loco.

Val Morobbia

Lungo il nostro percorso verso il Passo del S. Jorio, abbiamo avuto modo di analizzare diverse tipologie di impronte lasciate sul terreno morbido. La presenza di diversi ungulati, conferma la possibilità di prede per il lupo. La zona è discosta dal centro abitato (poca presenza antropica). Lo studi tecnico della “tracciatura” permette inoltre di localizzare e seguire le tracce lasciate da lupi (solitari o branco) che si sposta per la caccia.

Durante la discesa verso l’Alpe Giumello, sono stati raccolti degli escrementi (per campionatura, analisi genetica e verifica dello stato nutrizionale dell’animale) i quali forniranno agli studiosi ulteriori informazioni sulla presenza del predatore. Le informazioni sul branco, quali la sua dimensione, il sesso degli individui, la loro dieta e stato nutrizionale, il tasso di predazione e comportamento di “marcatura” (urina, feci, graffi sui tronchi ecc.) permettono di catalogare informazioni specifiche sulla loro presenza. Di conseguenza, gli studiosi dispongono di dati concreti per informare gli allevatori in merito alla necessità di adottare le apposite contromisure per la protezione delle greggi eventualmente presenti nella zona. Durante l’inverno, le analisi possono anche essere effettuate con il prelievo dell’urina lasciata sulla neve.

Stefan ha prelevato il campione freschissimo  di feci, risalente forse al mattino o notte precedente, che saranno inviate al laboratorio per l’esame del DNA (mitocondriale e nucleare) per stabilire il genotipo individuale (sesso e relazioni di parentela) e la sua appartenenza ad uno specifico branco.

Personalmente, ho trovato quest’esperienza affascinante! Ritengo che ogni persona debba essere meglio informata in merito alla presenza dei “grandi predatori” affinché non siano stupidamente temuti, ma bensì protetti in quanto parte indispensabile per un ecosistema bilanciato e florido.

Desidero quindi portare un modesto contributo al lettore, demitizzando le scempiggini e idiozzie raccontate sul lupo. Il mio è unicamente un invito ad approfondire la conoscenza del “Canis Lupus” animale timido e schivo, che assolutamente non è una minaccia per l’uomo. Imparare a conoscere le sue abitudini di caccia e quant’altro, per addottare le misure consigliate (a livello cantonale e federale in Svizzera) per evitare che vi siano predazioni nelle greggi, questo è il consiglio per gli allevatori di bestiame sul nostro territorio.

Non vedo l’ora di poter avere una nuova occasione di seguire Stefan su questi monti, proprio durante le ore più buie della notte, per ascoltare i loro ululati, messaggi in codice che l’Uomo da 40.000 anni non ha ancora totalmente potuto decifrare. Attendo quest’occasione con viva impazienza!

 

From Giubiasco station we did car-sharing to reach Alpe Giumello above Carena. Crossing the area that is covered with dense vegetation, we ran into the last piece of the road full of potholes and bumps that required a very cautious driving. Arriving at the Alpe Giumello, we received the first information from Dr. Stefan Suter, lecturer and researcher at the Forschungsgruppe Wildtiermanagement (WILMA) of the Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW) and at the Institut für Umwelt und Natürliche Ressourcen (IUNR). Then the climb began with a difference in altitude of +500 m s/m. We passed through wooded areas and then reached 1700 m s/m in a rocky area covered with sparse scrub. The last 300 meters were, at least for me that I’m not used to, a good challenge.

On the Passo del S. Jorio, where there is the watershed with Italy, we stopped to have lunch and listen to Stefan who gave us the information’s about the activity that WILMA and IUNR are doing in that region. The “wolf-howling” technique exploits the tendency of wolves to use the howl as a form of long-distance communication. Stefan made us listen to several recordings explaining how biologists later analyze these data. Before the use of more advanced technology, man imitated the howling of a canine, stimulating a response from the wolves eventually present in the region of study.

Currently, we proceed with the registration by means of a digital system that remains activated for 12 consecutive hours (at night). It is hoped that in the near future the modality can be calibrated at the exact moment in which the howling of the animal takes place and then allow a more rapid analysis by the biologists at a later time.

From these recordings can, therefore, be ascertained the presence of the species, and distinctly detect the reproduction in the pack by means of the howling of the puppies. By means of these removals, it can also be monitored for the presence of “Canis lupus” and proceed with more precise analyzes concerning the definition of the boundaries of the pack and extension of the area to be monitored. The environmental suitability requires a more extensive verification of the contemplation of the type of medium-high vegetation (refuge areas), of the areas far from sources of anthropic disturbance (presence of man) and further exogenous factors. These detailed analyses are carried out by biologists on site.

On our way to the Passo S. Jorio, we were able to analyze different types of animal footprints left on the soft ground. The presence of different ungulates confirms the possibility of prey for the wolf. The area differs from the inhabited center (little human presence). The “tracing” technical study also allows you to locate and follow the tracks left by wolves (solitary or pack) that move for hunting.

During the descent towards Alpe Giumello, excrements were collected (by sampling, genetic analysis, and verification of the nutritional status of the animal) which will provide scholars with further information on the presence of the predator. Information on the pack, such as its size, the sex of individuals, their diet and nutritional status, the predation rate and “marking” behavior (urine, feces, scratches on the trunks, etc.) make it possible to catalog specific information on their presence. Consequently, scholars have concrete data to inform farmers about the need to adopt the appropriate countermeasures for the protection of flocks possibly present in the area. During the winter, the analyzes can also be carried out with the urine sampling left on the snow.

Stefan took a fresh sample of feces, perhaps dating back to the morning or the previous night, which will be sent to the laboratory for DNA testing (mitochondrial and nuclear) to establish the individual genotype (sex and kinship relationships) and its belonging to a specific pack. Personally, I found this experience fascinating! I believe that every person should be better informed about the presence of “great predators” so that they are not stupidly feared, but rather protected as an indispensable part of a balanced and flourishing ecosystem.

I, therefore, wish to make a modest contribution to the reader, demystifying the crap and idiocies told about the wolf. Mine is only an invitation to deepen the knowledge of the “Canis Lupus” shy and reserved animal, which is absolutely not a threat to man. Learn to know its hunting habits and so on, to adopt the recommended measures (at the cantonal and federal level in Switzerland) to avoid that there are predations in the herds, this is the advice for livestock breeders on our territory.

I look forward to having a new opportunity to follow Stefan on these mountains, just during the darkest hours of the night, to listen to their howls, coded messages that the Man for 40,000 years has not yet been able to completely decipher. I await this occasion with great impatience!

Il referendum contro la nuova Legge sulla caccia è indispensabile

Mentre il mondo sta affrontando la crisi climatica e la diminuzione della biodiversità, il Parlamento svizzero abbandona la protezione delle specie. La discussione iniziata per facilitare la regolazione del lupo si è ora spinta ben oltre, minando le fondamenta della protezione delle specie. Per questo Pro Natura, WWF Svizzera, BirdLife Svizzera, Gruppo Lupo Svizzera e zooschweiz lanciano oggi il Referendum contro questa legge inaccettabile.

Biber frisst

Una delle ultime decisioni prese durante questa legislatura è la revisione della “Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici” (LCP). Urs Leugger-Eggimann, segretario centrale di Pro Natura e presidente dell’associazione promotrice del referendum, afferma: “Questa legge inaccettabile minaccia gravemente la protezione delle specie tramite il trasferimento di competenze dalla Confederazione ai Cantoni (secondo noi chiaramente contrario alla Costituzione). Inoltre, l’abbattimento preventivo e una lista di specie regolabili che il Consiglio federale potrà cambiare a piacimento senza consultare il Parlamento”.

La Svizzera è al primo posto in quanto a specie minacciate

Una grande diversità di specie rende gli ecosistemi stabili. In futuro questa stabilità sarà sempre più in pericolo a causa dei cambiamenti climatici. La nuova legge sulla caccia sarebbe stata una buona occasione per aiutare la biodiversità. Ora però, invece di proteggere meglio le specie, sarà possibile abbattere gli animali protetti addirittura preventivamente – semplicemente perché esistono.
«In Svizzera un terzo delle specie è minacciato», spiega Océane Dayer, responsabile politica presso WWF Svizzera. «Con queste cifre siamo al deprecabile primo posto tra i 36 paesi membri OCSE». Anna Baumann, direttrice del Parco faunistico Goldau e presidente di zooschweiz, sottolinea l’importanza che riveste la protezione delle specie anche nel contesto internazionale. La protezione delle specie è effettiva solo se oltrepassa i confini. Anche per questo Baumann afferma che: «Come associazione mantello degli zoo svizzeri gestiti in modo scientifico siamo convinti che per la maggior parte dei visitatori dei nostri parchi zoologici questa legge scellerata sia inaccettabile».

Legalmente discutibile, una lotta in Parlamento
Riguardo alla protezione delle specie, la Costituzione federale conferisce alla Confederazione non solo il potere legislativo, ma anche la responsabilità. Per David Gerke, presidente di Gruppo Lupo Svizzera, questa è una grave mancanza della revisione: «La responsabilità della Confederazione viene affidata ai Cantoni. A causa delle differenti opinioni riguardo alla protezione delle specie, si rischia che l’applicazione di questo principio risulti molto diversa tra un cantone e l’altro”. Werner Müller, direttore di BirdLife Svizzera, ricorda che l’attuale LCP fu accettata nel 1986 all’unanimità dal Consiglio nazionale e con solo due contrari dal Consiglio degli Stati. «L’attuale LCP è un buon compromesso tra caccia e protezione. La nuova, inaccettabile legge è invece il contrario. La revisione è stata un tira e molla, una lotta che ha allontanato la LCP dagli obiettivi legati alla protezione». Il Consiglio federale ha sottoposto alla procedura di consultazione quanto avviato con la mozione Engler per la regolazione facilitata del lupo proponendo ben 23 modifiche. Non è chiaro chi trarrà vantaggio dalla nuova LCP. Secondo Müller «Sicuramente non la caccia, che dalla revisione non ottiene praticamente niente. E di sicuro neanche la natura».

Rispedita al mittente
La revisione distrugge completamente la linea chiara e i compromessi intelligenti che hanno permesso alla LCP originaria di ottenere un ampio consenso tra cacciatori, agricoltori, amministrazioni della caccia, ambientalisti e popolazione. Se il progetto verrà respinto in una votazione popolare, le disposizioni della mozione Engler potrebbero venire inserite velocemente con una piccola revisione. «Il Consiglio federale potrà poi chiarire accuratamente la necessità d’intervento in tutti i punti e anche approfittare di questa possibilità per favorire la biodiversità», afferma Leugger-Eggimann, riassumendo la necessità evidente di lanciare il referendum. «L’inaccettabile LCP indebolisce la protezione delle specie, invece di rafforzarla – per questo la rispediamo al mittente».

Contatti:
Pro Natura TI, Christian Bernasconi, 079 262 16 51, christian.bernasconi@pronatura.ch
WWF Svizzera, Susanna Petrone, 076 552 18 70, susanna.petrone@wwf.ch

In Ticino, intanto, si è formato il comitato del referendum, che parte oggi con la raccolta delle firme. Per ulteriori informazioni scrivete alla seguente email: joanna.schoenenberger@wwf.ch

BirdLife Svizzera: Werner Müller, direttore, 079 448 80 36, werner.mueller@birdlife.ch
Gruppe Wolf Schweiz: David Gerke, presidente, 079 305 46 57, david.gerke@gruppe-wolf.ch
zooschweiz: Anna Baumann, presidente, direttrice Parco naturale e faunistico Goldau, 041 859 06 10, anna.baumann@tierpark.ch
Internet: scarica qui il foglio del referendum per la raccolta delle firme

They are going to kill the whole wolf pack

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Uccideranno l’intero branco di lupi        (english text see below)

Verso l’abbattimento di quattro giovani lupi nei Grigioni: a breve l’Ufficio cantonale per la caccia e la pesca (UCP) interverrà per regolare la popolazione dei predatori della zona del Piz Beverin, sopra Thusis.

L’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM) ha rilasciato l’autorizzazione per l’uccisione degli animali, hanno indicato oggi le autorità grigionesi.

La scorsa estate nella regione dell’Heinzenberg (tra Thusis e Rothenbrunnen) e nella valle di Safien, all’interno dell’area abituale di attività del branco del Beverin, sono state sbranate almeno 15 capre appartenenti a greggi protette mediante corrispondenti misure. È stata così superata, indica l’UCP, la soglia che permette di classificare come problematico il comportamento di questo branco di lupi. Fondandosi sulle basi legali, il cantone ha pertanto intrapreso i passi necessari per la regolazione dell’effettivo.

I campioni di Dna hanno permesso di identificare il maschio M92, padre della cucciolata che ha dato origine al gruppo, quale autore degli attacchi. Di questo esemplare si era già parlato lo scorso anno, quando sull’alpe Stuzt, sopra Splügen, erano state sbranate un gran numero di pecore. Questo lupo ha ora iniziato ad attaccare animali facenti parte di greggi protette e a trasmettere questo comportamento ai suoi discendenti.

Il permesso per la regolazione dell’effettivo di lupi è limitato all’areale abituale di attività nella zona del Piz Beverin. Gli abbattimenti dovranno avvenire entro il 31 marzo 2020.

Nelle scorse settimane l’UCP si è preparato a questo intervento. È necessario procedere a breve, si spiega nella nota stampa, per riuscire ancora a distinguere i genitori dagli altri lupi. Il piano è di abbattere gli animali all’interno del branco, in modo da ottenere un effetto di disturbo supplementare. Dato che nel frattempo il branco è diventato estremamente mobile, trattenendosi nello stesso luogo solo per breve tempo, si stima che non sarà facile raggiungere gli obiettivi prefissati.

Da parte delle autorità cantonali si esprime soddisfazione perché i modelli relativi allo sviluppo della popolazione di lupi nei Grigioni allestiti dall’UCP dopo l’individuazione del primo branco sul Calanda nel 2012 si sono rivelati corretti. Già allora era stata prevista la formazione di ulteriori branchi.

(c) CdT (Corriere del Ticino)

Towards the killing of four young wolves in Graubünden (Switzerland): soon the cantonal office for hunting and fishing (UCP) will intervene to regulate the predator population in the Piz Beverin area above Thusis.
The Federal Office for the Environment (FOEN) has issued the authorization for the killing of animals, the Grisons authorities have indicated today.
Last summer in the Heinzenberg region (between Thusis and Rothenbrunnen) and in the Safien valley, at least 15 goats belonging to protected herds were maimed within the usual area of activity of the Beverin herd using corresponding measures. The threshold that allows the behavior of this wolf pack to be classified as problematic has thus been overcome. Based on the legal bases, the canton has therefore taken the necessary steps to regulate membership.
The DNA samples allowed to identify the male M92, father of the litter that gave rise to the group, as the author of the attacks. This specimen was already talked about last year, when a large number of sheep had been mauled on the Stuzt alp above Splügen. This wolf has now begun to attack animals belonging to protected flocks and to transmit this behavior to its descendants.
The wolves’ membership adjustment permit is limited to the usual area of activity in the Piz Beverin area. The slaughter must take place by 31 March 2020.
In recent weeks, the UCP prepared for this intervention. It is necessary to proceed shortly, it is explained in the press release, in order to still be able to distinguish the parents from the other wolves. The plan is to break down the animals within the herd, in order to obtain an additional disturbing effect. Given that in the meantime the pack has become extremely mobile, staying in the same place only for a short time, it is estimated that it will not be easy to achieve the set goals.
On the part of the cantonal authorities, satisfaction is expressed because the models relating to the development of the wolf population in Graubünden set up by the UCP after the identification of the first pack on the Calanda in 2012 have proved to be correct. Even then, further packs had been set up.

And… again: hatred towards wolves

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Published Sept. 10th, 2019 Corriere del Ticino

Unfortunately the arrogance spreads and creates hatred and misinformation among the citizens.
Of course I would never have expected from a man of culture, complete with studies in molecular biology and doctorate as well as dozens of scientific publications, international congresses  and so on and so forth, a banal exit like “isn’t that a couple of well-placed bullets cost less?”
This same person had also been in the front line against the creation of the Parco del Locarnese. Certainly, dear prof. PhD Sandro Rusconi. But not everyone, in the specific case of the wolf, we share your profound intolerance and diligence in wanting to kill rather than find solutions. I hope that you didn’t express this type of “life thesis” during the lessons she gave years ago in the elementary schools of Locarno, as I hope it is a trivial release on FB, then hurriedly dismissed and forgotten.
It is not killing that we find solutions, and this is not a fact. Certainly humans have an easy trigger, just consider that in every corner of the planet we have conflicts in place, wars that kill millions of people… and animals. I avoid bringing up a list, you just need to read the newspapers or turn on the television to realize that violence, crime and death are practically everywhere.
I reiterate that you can live with the great predators (that were instill here before us) and that there are solutions to be implemented rather than killing an animal that could (I say could) tear to pieces sheep or goats.
If in Trentino and Veneto they are experimenting with the possibility of monitoring wolves through a radio collar, why not opt for this possibility?

I am not insensitive to the fact that the flock of the breeder Mr. Hüppi has suffered losses, indeed, I regret that due to bad weather the lone wolf attacked and managed to blend in. I hope that there were also dogs specifically bred to “protect the flocks” (I refer to the Abruzzese Maremma breeds and the Pyrenean mountain dog see www.bafu.admin.ch protection of flocks).

It is not sufficient to lay electrified nets to contain sheep during the night: whereas in the specification, the attack took place in broad daylight with adverse weather conditions. And doesn’t help having a couple of extra shepherds: the wolf is a clever animal although very shy and can only compete with one of his “peers”: a dog specifically bred to cope with the presence of his “ancestor”.
Unfortunately, I do not think the breeder’s idea of bringing the animal down at sight, which, after all, could also be an escaped dog, a hybrid or perhaps even a lynx, is feasible…
It also happens to hunters, very expert with their rifles equipped with a night vision scope, who sometimes shoot at a “something” that vaguely resembled prey… and then they realize that they have knotted their dog or even their hunter friend (and this has happened right last week before I send my article to the newspaper).

Remember that in Switzerland we have (still) a law that protects large predators, the latter are used to maintain a healthy ecosystem, we should therefore apply wisdom and sagacity by doing everything possible to avoid an extermination of animals making us return to 1800 year in which they had died out of our territory.

Roberto_Kufahl

CdT 18.09.2019

Mi fa sempre molto piacere ricevere lettere con tanto di mittente, a commento delle mie pubblicazioni. Ancora più piacevole è ricevere un sostegno morale, da persone colte per davvero e che sono pronte a fare qualcosa di tangibile per modificare la situazione inaccettabile che si è protratta ad oltranza nel nostro paese. Su di una cartolina che ritrae l’innevato paesaggio del Serettasee, evidenziata c’è la frase:

Chi non astrae da ciò che è dato, chi non collega i fatti ai fattori che li hanno prodotti, chi non disfà i fatti nella sua mente, in realtà non pensa. (c) H.Marcuse – L’uomo a una dimensione

Scelte sbagliate: un governo che si basa su paure ataviche

Articolo tratto dal Corriere del Ticino di Giovedì 8 maggio 2019 (mi scuso per il collage).

 

Easier to break down wolves.


Wolves and bears in the viewfinder: the National Council has decided to loosen the conditions of regulation of the great predators, making their killing easier. The deputies went beyond the Government’s demands. The attempts of the left to downsize the project are in vain. Some nature protection groups have already threatened the referendum; the WWF, for its part, speaks of a “killing law”. The dossier now returns to the States. The people should have the last word.

 

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Easier to break down wolves.

 

 

Conferenza delle sezioni WWF 2018

CR_bergamopost.it

Una volta all’anno, tutte le sezioni svizzere del WWF si incontrano per discutere di argomenti e strategie, mettere le priorità e aggiornarsi sui numerosi progetti in corso soprattutto nel nostro Paese. Questo fine settimana ho avuto la possibilità di partecipare con mio marito, presidente del WWF della Svizzera italiana, e anche lui un “volontario”.
Dopo i saluti del p
residente del WWF per il Canton Vaud M. Daniel Perret, seguito dalla Consigliera di Stato Mme J. De Quattro e dal Presidente della Fondazione WWF M. Kurt Schmid, i lavori sono iniziati.
La situazione attuale in merito alla
revisione della legge sulla caccia” e della “legge sulla protezione della natura”, era l’argomeno attuale a livello federale più scottante.

La conferenza chiede al Consiglio di Fondazione e alla Direzione del WWF Svizzera di adoperarsi e di lottare, in associazione con le organizzazioni partner, per impedire la messa in atto della nuova proposta di modifica della legge sulla caccia e sulla Protezione della Natura e del paesaggio.
Se le Camere Federali (Consiglio Nazionale) accettasse la revisione della legge sulla caccia, il Consiglio di Fondazione ha già deciso di lanciare un referendum affinchè il popolo svizzero possa decidere/pronunciarsi in merito alla protezione degli animali selvatici (lupo, orso, linci, castoro, ecc.). Il referendum sarà in caso lanciato alla fine del corrente anno.
Altro tema molto importante, seppure concerne attualmente due cantoni, è la pianificazione del territorio. Inoltre si ha posto l’accento sull’importanza fondamentale che Pro Natura e WWF utilizzino sinergie e coordinazione per affinché si creino condizioni per lavorare assieme.

Nel pomeriggio si sono formati gruppi di lavoro che si sono chinati su quattro tematiche specifiche: -agricoltura sostenibile, come agire a livello cantonale (Agridea); -quartieri sostenibili (One Planet Living); -futuro della Conferenza delle Sezioni; -piattaforma WWF Events strumenti da utilizzare per coinvolgere in futuro i membri.

Vi sono stati molti interventi interessanti sotto i vari aspetti, soggettivamente ritenuti importanti, ma non sempre attuabili senza avere un impatto ad amplia scala. Purtroppo le varie Lobby influiscono in modo preponderante sulle scelte che si possono (vogliono) adottare, non sempre politicamente corretto, ma non sono presenti al momento attuale altre alternative.
Forse proprio per poter maggiormente coinvolgere i cittadini, il WWF lancia un appello affinché la popolazione si attivi e sostegno di questa ONG che a livello mondiale sta facendo tutto il possibile per la salvaguardia del nostro pianeta: la nostra “unica” casa, affinché anche le generazioni future possano con responsabilità raccogliere la sfida di questo lascito.

 

Once a year, all the Swiss WWF Sections meet to discuss topics and strategies, put priorities and get updated about the many projects going on especially in our Country. This weekend, I had the Chance to attend with my husband, President of the Swiss Italian part, and himself a “volunteer” too.
After the greetings of M. Daniel Perret WWF President for the Canton Vaud followed by the State Councilor Mme J. De Quattro and M. Kurt Schmid President of the WWF Foundation, the works started.
The actual situation about the review of the “hunting law” and of the “nature’s protection law”, was the most importante point to clear.

The Conference calls on the Foundation Board and the Direction of the WWF Switzerland to work and to fight, in association with the partner organizations, to prevent the implementation of the new proposal to amend the “hunting’s law” and the  “nature’s protection law”.
If the Federal Chambers (National Council) accepted the revision of the hunting law, the Foundation Council has already decided to launch a referendum so that the Swiss people can decide/express on the protection of wild animals (wolf, bear, lynx, beaver , etc.). The referendum will be in case launched at the end of the current year.
Another very important topic, although it currently concerns two cantons, is the land planning (LAT2 – RFG II). Furthermore, emphasis was placed on the fundamental importance that Pro Natura and WWF shall use synergies and coordination in the struggle to create conditions for working together.

In the afternoon, working groups were formed that leant on four specific themes: -sustainable farming, how to act at the cantonal level (Agridea); – sustainable areas (One Planet Living); -future of the Conference of the Sections; – WWF Events platform, tools to be used to engage members in the future.

There have been many interesting interventions under the various aspects, subjectively considered important, but not always feasible without having a broad-scale impact. Unfortunately, the various Lobbies have a predominant influence on the choices you can (want) to adopt, not always politically correct, but other alternatives are not currently present.
Perhaps just to be able to involve the citizens, the WWF appeals for the people to take action and support this NGO that is internationally doing everything possible to protect our planet, our “only” home, so that even the future generations can take up the challenge with responsibility of this legacy.