Come caccia il lupo

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Di Giorgia Ausilio (foto: Spadin)

Nel corso di migliaia di anni, il lupo si è evoluto per cacciare prede di corporatura molto più grande di esso (ad esempio alci e bisonti). Certamente vivere in un branco facilita la caccia, ma nondimeno uno dei problemi centrali per i lupi è quello di riuscire ad uccidere senza essere uccisi, poiché vi sono molti casi registrati di lupi feriti mortalmente proprio dalle loro prede. Mentre i felini molto spesso tendono agguati alle loro prede, i lupi d’altro canto devono prima raggiungere l’animale in fuga, rallentarlo e infine disabilitarlo prima di potersene cibare; inoltre, con prede come alci o bisonti che spesso scelgono di non fuggire ma di rimanere e affrontare il predatore, il rischio di ferite mortali è ancora più elevato. La ricerca di prede può inoltre richiedere molte ore, persino giorni, di incessante viaggio; ed è in queste situazioni che il forte senso dell’olfatto del lupo entra in gioco. Si stima infatti che il sistema olfattivo di un lupo sia 100-10000 volte più sensibile di quello di un essere umano, il che decisamente conferisce un vantaggio nella caccia. Una volta individuata una preda, e assumendo che essa decida di scappare, inizia la fase di inseguimento. I lupi possono correre per diversi chilometri mantenendo una velocità di 56-64 km/h; l’inseguimento più lungo mai osservato sembrerebbe essere quello di un lupo che per circa 8 chilometri inseguì un caribù in Alaska, senza infine catturarlo. Durante la caccia i lupi devono valutare in modo critico se continuare a inseguire la preda, poiché una valutazione sbagliata significherebbe sprecare considerevoli energie e tempo. Le interazioni tra preda e predatore durante questa fase possono essere estremamente stancanti e di conseguenza questo ha portato il lupo a sviluppare un acuto senso di giudizio per poter decidere se continuare o rinunciare all’attacco di una preda. Nonostante la comune credenza, il più delle volte la caccia finisce in fallimento. Tuttavia, i lupi sono ben adattati a questo stile di vita e possono sopravvivere per molti giorni senza cibarsi; il periodo più lungo finora noto è di circa 17 giorni. In sintesi, i lupi conducono una vita tra abbondanza e carestia, basata su intense interazioni sociali e lunghe, interminabili giornate di viaggio.

Il lupo è un animale che genera opinioni contrastanti, ma che al contempo affascina. Affascina perché, in qualche modo, ci assomiglia. Affascina perché caccia prede considerevolmente più grandi di esso. Affascina perché vive in unità famigliari molto simili alle nostre. Affascina perché simbolo di natura selvaggia, e inconsciamente risveglia in noi un bisogno primordiale di connessione con essa.

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Over the course of thousands of years, the wolf has evolved to hunt prey with a larger body size (eg. moose and bison). Certainly living in a herd facilitates hunting, but nevertheless one of the central problems for wolves is to be able to kill without being killed, since there are many recorded cases of wolves mortally wounded by their prey. While felines often tend to lurk their prey, wolves on the other hand must first reach the fleeing animal, slow it down and finally disable it before they can feed on it; moreover, with prey such as elk or bison that often choose not to flee but to stay and face the predator, the risk of mortal wounds is even higher. The search for prey can also take many hours, even days, of incessant travel; and it is in these situations that the strong sense of smell of the wolf comes into play. It is estimated that the olfactory system of a wolf is 100-10000 times more sensitive than that of a human being, which definitely gives an advantage in hunting. Once a prey has been identified, and assuming that it decides to escape, the chase phase begins. Wolves can run for several kilometers while maintaining a speed of 56-64 km/h; the longest pursuit ever observed would seem to be that of a wolf that chased a caribou in Alaska for about 8 kilometers, without finally capturing it. Wolves must critically evaluate if they keep chasing their prey, because a wrong assessment would mean wasting considerable energy and time. The interactions between prey and predator during this phase can be extremely tiring and as a result this led the wolf to develop an acute sense of judgment in order to decide whether to continue or give up the attack of a prey. Despite the common belief, most of the time the hunt ends up in bankruptcy. However, wolves are well adapted to this lifestyle and can survive for many days without eating; the longest known period is about 17 days. In short, wolves lead a life between abundance and famine, based on intense social and long interactions, endless days of travel.

The wolf is an animal that generates conflicting opinions, but at the same time fascinates. It fascinates because, in some way, it resembles us. It fascinates because it hunts prey considerably larger than it. It fascinates because it lives in family units very similar to ours. It fascinates because it is a symbol of wild nature, and unconsciously awakens in us a primordial need to connect with it.

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Salvaguardia dell’ecosistema

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Articolo sulla Regione, 8 marzo 2018, Jasmine Grueter

Il lupo e l’importanza della salvaguardia del delicato ecosistema.

L’essere umano ha, ormai, da molto tempo acquisito unilateralmente il ruolo di giudice e giuria in merito alla salvaguardia del delicato ecosistema. Quel che poi stupisce ancor di più, è che Paesi che, almeno sulla carta, dovrebbero essere evoluti e, perciò, dotati di una maggiore coscienza rispetto al tema dell’equilibrio in natura, regrediscano andando ad adottare mentalità e soluzioni degni del più oscuro Medioevo.
Lascia alquanto interdetto che la Svizzera, paese all’avanguardia, noto anche per una particolare attenzione ambientale, stia seriamente pensando di defalcare il lupo dal registro delle specie assolutamente protette, dando, in pratica, il via libera ad un suo indiscriminato abbattimento. Che esempio pensa di dare al resto del mondo? Ora, in tempi moderni e così sofisticamente tecnologici, tutto questo non può lasciare che esterrefatti.
Una delle caratteristiche principali dell’essere umano purtroppo è quella di credersi detentore del decidere quale razza, specie animale, vegetale e via dicendo debba vivere. Madre Natura però, dotata incredibilmente di grande pazienza, nella sua infinita saggezza ha stabilito che vi siano prede e predatori, il tutto collocato in un equilibrio eccezionale. Chi siamo quindi noi per decidere ancora una volta chi debba sopravvivere?
Di miti e leggende sul lupo, molte dei quali alimentati nel tempo da miscredenze popolari e da interpretazioni religiose, ve ne sono fin troppi. Farci credere, ancora oggi, che il lupo sia un famelico e indiscriminato assalitore è, a dir poco, veramente incredibile.
Può capitare che il lupo, soprattutto quando debilitato, si dedichi ad assalire le greggi. Questo è nella sua natura, e l’uomo, nella sua lucida follia, pensa di risolvere cancellandolo dalla faccia della terra… Ma esistono soluzioni sicuramente migliori e più costruttive. Nessun vuol sostenere che il lupo sia un animale docile, da tener al guinzaglio, ma questa sua selvaticità rientra proprio nella salvaguardia del delicato equilibrio naturale.
Se il fatto di pensare di defalcare il lupo dal registro delle specie assolutamente protette non rientra in cervellotiche ragioni para politiche, allora qual è la vera motivazione? Nei boschi e nelle foreste di questo Paese, forse non dovrebbero poter vivere liberi e protetti i lupi? O forse in Svizzera, un cosiddetto Paese civile, è rimasta nei confronti del lupo una specie di odio atavico?
Ogni ragione mercantilistica non può e, soprattutto, non deve trovare sempre una così facile applicazione. In altre parole, se ipoteticamente i lupi possono rappresentare un potenziale pericolo per allevatori e contadini, la soluzione non è certamente quella di dare il via ad una guerra nei confronti del lupo. Millenni di evoluzione, in questo modo, verrebbero spazzati via, senza contare le conseguenze legate all’andare a spezzare un equilibrio naturale nel quale convivono, da sempre, prede e predatori.
In conclusione, l’uomo non faccia ciò che la natura non ha in programma di fare.

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New wolf enclosure in Eekholt
25 Sep 2012, Germany — Four-month old wolf pups Janosch, Mascha and Alexander run with adoptive mother Lena in their new enclosure at the wilderness park in Eekholt, Germany, 25 September 2012. The 11,000 square meter natural enclosure will be officially opened on 27 September 2012. Photo: Carsten Rehder — Image by © Carsten Rehder/dpa/Corbis

 

Article on the Newspaper La Regione, March 8, 2018, Jasmine Grueter

The wolf and the importance of safeguarding the delicate ecosystem.

The human being has, for a long time, unilaterally acquired the role of judge and jury regarding the protection of the delicate ecosystem. What then amazes even more, is that countries that, at least on paper, should be evolved and, therefore, with a greater awareness of the issue of balance in nature, are regressing, going to adopt mentality and solutions worthy of the darkest Middle Ages .
It is rather interdict that Switzerland, an avant-garde country, also known for its particular environmental focus, is seriously considering declassifying the wolf from the register of absolutely protected species, giving, in practice, the go-ahead for its indiscriminate slaughter. What example do you think of giving the rest of the world? Now, in modern times and so technologically sophisticated, all this is astonishing.
One of the main characteristics of human beings, unfortunately, is that of believing that they are the ones to decide which race, animal species, vegetable species and so on they must live. Mother Nature, however, incredibly endowed with great patience, in her infinite wisdom has established that there are prey and predators, all placed in an exceptional balance. So who are we to decide once again who should survive?
There are so far too many myths and legends about the wolf, many of which fed over time by popular miscreants and religious interpretations. To make us believe, even today, that the wolf is a ravenous and indiscriminate assailant is, to say the least, truly incredible.
It can happen that the wolf, especially when debilitated, is dedicated to attack the herd. This is in its nature, and man, in his lucid madness, thinks of solving it by erasing it from the face of the earth … But there are certainly better and more constructive solutions. No one wants to claim that the wolf is a docile animal, to be kept on a leash, but this wildness is part of the protection of the delicate natural balance.
If the fact of thinking of declassifying the wolf from the register of the absolutely protected species is not part of the dementia for political reasons, then what is the real motivation? In the woods and forests of this country, perhaps they should not be able to live free and protected wolves? Or maybe in Switzerland, a so-called civilized country, has remained against the wolf a kind of atavistic hatred?
Every mercantilist reason can not and above all must not always find such an easy application. In other words, if hypothetically the wolves can represent a potential danger for farmers and farmers, the solution is certainly not to start a war against the wolf. Millennia of evolution, in this way, would be swept away, without counting the consequences of going to break a natural balance in which they have always lived together, prey and predators.
In conclusion, man does not do what nature does not plan to do.

Gestione delle greggi con successo nel Grigioni, Swizzera

Vedi testo originale e foto al seguente link:    Wilderness Society.org

 

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copyright tuttogreen.it

 

La Società Europea Wilderness ha partecipato ad un seminario organizzato da AGRIDEA a Flims nel Canton Grigioni. Questo villaggio di montagna sorge in prossimità della città di Coira e ancora più vicino al ben noto branco di lupi del Calanda. Questa presenza di lupi ha avviato diversi approcci innovativi per proteggere le greggi degli allevatori locali. I partecipanti (cacciatori, pastori, dipendenti dell’amministrazione e delle ONG) provenivano dalla Provincia italiana del Trentino – Alto Adige, dalla Provincia di Salisburgo, dal Tirolo e dalla Baviera.

La chiave per qualsiasi progetto di gestione delle greggi è la disponibilità di cani di protezione adeguatamente formati. Alberto, un veterinario si é dedicato all’allevamento ed addestramento di Patou, al fine di proteggere il bestiame in una regione turistica. I Patou, originari dei Pirenei, erano ottimi per la protezione della pastorizia, ma i primi test hanno mostrato che essi erano poco pratici in un ambiente turistico. Egli è riuscito a modificare i tradizionali metodi di formazione di questi cani affinché siano più amichevoli coi turisti.

Christian, un pastore locale, ha chiesto aiuto ad Alberto per proteggere il suo grande gregge costituito da 300 pecore di 8 diverse razze provenienti da 19 diversi allevamenti. Alberto ha fornito i cani gratuitamente. Inoltre, Christian sta utilizzando i sistemi di recinzione a maglia elettrica con standard svizzero di 90 cm altezza.

Astrid e Sandra sono le due donne addette alla pastorizia delle pecore in estate tra i 1500 e 2300 metri d’altitudine. La loro sfida principale, ogni primavera, è quella di assemblare le pecore dai diversi allevatori e farle andare d’accordo tra di loro. Questo raramente dura più di 4 settimane dopo di che, possono portare le pecore al pascolo senza troppi problemi. A quel punto, le pecore si sono anche abituate ai cani di razza Border Collie per la protezione del gregge, tipicamente utilizzati in Svizzera.

Gli allevatori hanno anche definito empiricamente la soglia più bassa del numero di cani da guardia necessari per proteggere una mandria indipendentemente dalla recinzione elettrica. Se il numero scende al di sotto di 6 cani per 400 pecore, i lupi tenteranno la fortuna.

Gli allevatori locali inoltre ci hanno mostrato le recinzioni a prova di lupo, disposte nelle zone dove non ci sono Patou in uso. Queste recinzioni sono alte 1,30 metri e dispongono di 5 fili elettrici lungo il perimetro. Essi sono utilizzati principalmente per le mucche con vitelli.

Con l’allevamento di bestiame bovino, valgono le stesse regole applicate agli ovini. In questo caso, i cani da guardia trascorrono l’inverno con le mucche di un allevatore e poi, in primavera, si incontrano con le mucche degli altri allevatori sull’alpe. Le altre mucche si adattano facilmente alla presenza di questi grandi cani e li accettano come i loro cani da guardia.

Un’ulteriore considerazione portata dai contadini e da AGRIDEA, era l’incapacità del bestiame e degli animali selvatici di vedere /distinguere correttamente le recinzioni arancioni. Andreas Schiesser ha spiegato come abbia analizzato i risultati lungo le strade carrabili per ridurre al minimo l’uccisione di cervi. I migliori risultati si ottengono con riflettori blu, perciò egli ha raccomandato agli allevatori di cambiare il colore da arancione e verde al blu.

Le conclusioni di questo workshop sono semplici: se allevatori e agricoltori sono pronti a proteggere le loro greggi per ridurre al minimo le eventuali perdite, sono a disposizione alcuni esempi di “best practice” per aiutarli. Le recinzioni associate ai cani da protezione delle mandrie riducono al minimo qualsiasi conflitto.

 

 

 

 

Francia: implementa un nuovo piano di protezione di sei anni per il Lupo

A partire da questo mese, la Francia attua il suo nuovo piano d’azione nazionale 2018-2023 per i lupi e i proprietari di bestiame. Il piano si concentra sul supporto per le sue misure di protezione, sulla regolamentazione della popolazione del lupo e sulla fornitura di informazioni e formazione a un pubblico di riferimento. Il ritorno del lupo è un argomento dibattuto a caldo in Francia. Gli agricoltori chiedono più uccisioni di lupi, mentre le ONG vogliono limitare le sparatorie. Un’efficace gestione della mandria, comprese misure di protezione come recinzioni elettriche e cani da guardia, fornisce una probabile soluzione a questo problema. La European Wilderness Society sta ultimando la prima edizione di un manuale internazionale sulle migliori pratiche per la gestione delle greggi in Europa. Questo manuale può fornire agli allevatori locali esempi dettagliati di buone pratiche da 7 diversi Paesi europei su misure di protezione efficaci. Oltre alla Francia, in Germania è stata sviluppata una strategia comune per la convivenza con i lupi e il pastore.

Uno sguardo più attento

La prima priorità del “Piano Lupo francese” è un equilibrio tra la posta ecologica e quella pastorizia. Considera un numero di 500 lupi per una popolazione di lupi in Francia. Inoltre, sottolinea che è necessaria un’efficace difesa delle mandrie, con recinti elettrici e cani da guardia, o sparando se continuano gli attacchi di lupi alle mandrie protette. Oltre al chiaro sostegno per le misure di protezione delle mandrie e il risarcimento delle perdite, anche l’attuazione del controllo della popolazione mediante uccisioni annuali fa parte del piano. Inoltre, si concentra su istruzione e formazione per aumentare la conoscenza del comportamento del lupo e dei rischi per i proprietari di bestiame.

Supporto finanziario

Il piano sostiene anche i proprietari di bestiame e i pastori finanziando capanne pastorali, accesso all’acqua e all’elettricità e migliori condizioni. Il risarcimento per le perdite dovute a un attacco di lupo viene pagato solo quando i proprietari di bestiame dispongono di adeguate misure di protezione. La convalida delle misure di protezione e la presenza del lupo sono quindi essenziali.

Permessa l’uccisione di lupi

Seguendo il parere degli scienziati, il piano consente ai cacciatori di uccidere il 10-12% della popolazione di lupi ogni anno. Secondo le ultime stime, ci sono circa 400 lupi in Francia. La quota di lupi che le persone possono uccidere nel 2018 è quindi di 40. Le ONG hanno cercato di fermare la caccia al lupo, che rivendicano come “omicidio politico”. All’inizio di quest’anno, il governo ha permesso l’uccisione di 3 giovani lupi. Gli agricoltori che proteggono i loro animali ottengono il diritto di sparare con una pistola come misura difensiva. I colpi di avvertimento o impaurire l’animale non sono obbligatori. Anche per coloro che hanno sofferto di attacchi almeno tre volte negli ultimi 12 mesi, ora è più facile ottenere i diritti di tiro difensivi. Tuttavia, il piano non consente l’uccisione di lupi da settembre a dicembre.
Scopri perché la foresta e i dipartimenti di caccia della Svizzera accolgono il ritorno dei lupi  (vedi link sotto).

Forest Department Graubünden: i lupi migliorano la salute delle foreste.
Dipartimento svizzero di caccia: i lupi calanda regolano efficacemente la popolazione di cervi.

 Sostenere i proprietari di bestiame

Importante è il continuo supporto alla protezione delle greggi, come afferma il “Piano Lupo”. Gli studi hanno dimostrato che la gestione del gregge è più efficace dell’uccidere i lupi. Sviluppando uno schema finanziario, il piano fornirà assistenza ai proprietari di bestiame per l’attuazione di misure di protezione. Mira a fornire consulenza e supporto ai proprietari sull’attuazione di protezione e adattamenti ai nuovi sviluppi. Inoltre, il piano stabilirà una “rete di cani da guardia”, per facilitare i cani da guardia che sono efficaci contro la predazione, ma non aggressivi nei confronti di terzi. Inoltre, il governo creerà una “brigata di supporto tecnico” per implementare la protezione delle mandrie appena attaccate.

Condividere informazioni e conoscenze

Il “Piano Lupo” aggiorna la strategia di comunicazione esistente, per concentrarsi maggiormente sul coinvolgimento locale e sulla fornitura di informazioni. Si rivolge a tutte le parti interessate e al pubblico in generale. Il piano svilupperà nuovi programmi di formazione per le scuole di agricoltura per aumentare la consapevolezza e l’accettazione verso il lupo. Attraverso il supporto di vari studi, il Piano Lupo cerca di migliorare il riconoscimento verso i pastori e la coesistenza del lupo e del bestiame. Valuterà gli attuali territori vulnerabili e l’impatto dei lupi sull’ecosistema.

Il “Piano Lupo francese” afferma inoltre che la collaborazione transfrontaliera e internazionale dovrebbe essere rafforzata per raggiungere obiettivi ecologici condivisi. Ciò supporta anche lo scambio di conoscenze ed esperienze riguardanti la convivenza tra lupi e allevamento.

Cosa possiamo aspettarci?

Il “Piano Lupo” ha obiettivi ambiziosi per aiutare i proprietari di bestiame con supporto finanziario, tecnico e informativo per proteggere i loro animali. Con questo piano, il governo francese sta dimostrando la volontà di sostenere sia gli agricoltori che il lupo. Spetta ora agli agricoltori francesi dimostrare la stessa volontà di convivenza. Per i lupi, sembra che 1 su 10 debba temere per la sua vita ogni anno. Non è chiaro cosa il “Piano Lupo” raccomandi quando i numeri di lupi superano i 500 individui in Francia. Almeno secondo la Commissione europea, il lupo rimane una specie protetta, nonostante le continue richieste di caccia legale in Europa. Spesso è errato pensare che la caccia protegga le pecore. Al contrario, la caccia può spesso aumentare la depredazione dal momento che uccidere un lupo in un branco di lupi può causare la rottura del branco di lupi creando 5 e talvolta più lupi individuali. Gli studi dimostrano che i lupi individuali sono molto più inclini ad attaccare il bestiame rispetto ai branchi di lupi. Anche il “Piano Lupo” ignora i molti effetti collaterali positivi del ritorno dei lupi al ringiovanimento delle foreste e l’educazione naturale della pressione nelle foreste da parte di cervi e cinghiali.

Trova il piano d’azione nazionale francese 2018-2023 per il lupo qui

 

Wolf Is My Soul

January 3, 2018 by NICK HUISMAN

Starting this month, France implements their new National Action Plan 2018-2023 for wolves and livestock owners. The plan focuses on the support for herd protection measures, regulation of the wolf population, and providing of information and training to a target audience. The return of the wolf is a hot debated topic in France. Farmers demand more killing of wolves, while NGOs want to limit the shootings. Effective herd management, including protective measures such as electric fences and guard dogs, provide a likely solution to this problem. The European Wilderness Society is currently finalising the first edition of an international Best Practice Handbook on herd management in Europe. This handbook can provide local livestock owners with detailed Best practice examples from 7 different European Countries on effective protection measures. Besides France, a common strategy for coexistence with wolves and sheepherding has been developed in Germany.

Please…

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Intervista con il “Grande Lupo Cattivo”

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Vedi articolo originale al seguente link:

https://wildlife-reporter.com/2017/12/14/exclusive-interview-with-the-big-bad-wolf

Reporter Fauna Selvatica: Se avessimo una “nomination” sulla rivista TIME, saresti sicuramente sulla copertina dell’edizione 2017. Non una volta hai occupato i titoli della stampa in Europa, ma hai fatto un notevole ritorno in Grecia, Francia, Italia e persino in Germania, sei stato oggetto di conflitto tra le ONG e il governo norvegese, ed è il 3° anno consecutivo che il famoso Parco Nazionale di Yellowstone negli Stati Uniti supera i 4 milioni di turisti, dove tu sei l’attrazione principale!

 

Signor Lupo: Solitamente per noi attirare l’attenzione umana significa procurarsi problemi. Così si spiegano le nostre abitudini notturne, la natura timida e l’aspetto evanescente! Tuttavia speriamo di riprendere il nostro posto nell’ecosistema in Europa con il supporto delle ONG!  Il nostro recente ritorno è piuttosto dovuto alle abbondanti prede selvagge (dopo un lungo periodo senza predatori) e alle nostre capacità di sopravvivenza e adattabilità, ma il futuro è lontano dall’essere sicuro, minacciato dalla caccia, dal bracconaggio, dalla perdita di habitat (compresa la mancanza di corridoi naturali per unire le nostre popolazioni selvatiche) e le reti di trasporto degli uomini, sempre più sviluppate e la natura selvaggia non amichevole! Senza la comprensione e l’accettazione della società umana, potremmo perdere questa battaglia di sopravvivenza e potremmo essere circoscritti a spazi limitati all’interno degli ZOO o dei parchi nazionali, come elemento dell’industria turistica e non come una parte essenziale di un ecosistema sano!

 

Reporter Fauna Selvatica: Come ti è stato attribuito il soprannome “Grande Lupo Cattivo” che ti è rimasto appiccicato per tutto questo tempo?

 

Signor Lupo: Personalmente preferisco il soprannome “Guardiano della Foresta”, in quanto è più vicino al nostro ruolo nell’ecosistema. Essendo in cima della catena alimentare naturale, regoliamo il numero di erbivori, che altrimenti si moltiplicherebbero molto ed esaurirebbero le risorse alimentari! È una tipica relazione predatore naturale-preda, che garantisce l’equilibrio dell’ecosistema e la sopravvivenza a lungo termine di predatori, prede e piante! Il termine “grande” è piuttosto assegnato dall’immaginazione umana, infatti esistono cani di dimensioni più grosse di noi. La nostra taglia si adatta perfettamente all’ambiente e alle dimensioni delle prede selvatiche su cui facciamo affidamento. Il termine “cattivo” non trova nemmeno un posto in natura, dove viviamo tutti in una dipendenza equilibrata, questo è lo stato naturale di un ecosistema sano; non esiste un animale selvatico buono o cattivo, ognuno ha il suo ruolo nell’ecosistema!

 

Reporter Fauna Selvatica: Raccontaci di più su te stesso, cosa dovrebbero imparare le persone?

 

Signor Lupo: La nostra relazione con gli umani risale a più di 10’000 anni fa e non è sempre stata cattiva. I primi umani beneficiavano delle nostre capacità di caccia e spesso prendevano la nostra preda, ma anche alcuni dei nostri antenati trovavano nelle persone una fonte di sicurezza, e lasciavano le terre selvagge per far parte delle società umane: come i cani moderni, chiamati anche “Il migliore amico dell’uomo”! La maggior parte di noi ha continuato però la propria strada nel deserto, come abbiamo fatto per milioni di anni. Non siamo così diversi dalle persone in certi aspetti, abbiamo una struttura familiare complessa attorno ad una coppia alfa, comunichiamo tra di noi, difendiamo un territorio, competiamo con i nostri simili e altri predatori per il cibo, per essere in grado per crescere le nostre famiglie, che, come per gli umani, è la nostra priorità. I genitori umani possono capirlo!

 

Reporter Fauna Selvatica: come si svolge una giornata tipo nella tua vita?

 

Signor Lupo: Dipende davvero dalla stagione! In inverno viviamo in un formato di gruppo esteso, siamo più socievoli e molto mobili, potremmo facilmente coprire da 40 a 60 km in una notte, dato che non siamo legati a un posto da quando i nostri cuccioli sono cresciuti e possono stare al passo con noi. La maggior parte delle attività si concentra sulla caccia, con attività suddivise tra i membri del team. Grazie alla neve più profonda, in un branco è più facile cacciare con successo. Non tutti gli animali selvatici che incontriamo sono però trasformati in cibo: infatti ci affidiamo ai nostri sensi per rilevare alcune debolezze nella nostra preda, principalmente vecchiaia e possibili malattie. Così riusciamo a prendere il nostro cibo una volta a settimana, con una possibilità di successo di 1 su 10!

In estate, in un gruppo più piccolo, siamo legati al nostro “asilo nido”, dove dobbiamo tornare dopo ogni pasto che troviamo, per sfamare i nostri giovani nonché il lupo sorvegliante che si prende cura dei cuccioli!

In ogni stagione, siamo impegnati a proteggerci dagli altri predatori o a segnare i confini del nostro territorio per tenere lontani altri branchi!

 

Reporter Fauna Selvatica: Hai mangiato il Cappuccetto Rosso o no?

 

Signor Lupo: Continuamente cacciato e perseguitato dalle persone durante i secoli, abbiamo imparato ad associare l’odore delle persone al pericolo fin dalla tenera età, anche se non abbiamo mai visto un umano prima. Quindi scappiamo al primo odore umano, normalmente non avviciniamo mai gli umani. In rari casi, se un lupo, come altri predatori, prende la rabbia, potrebbe avvicinarsi e mordere qualsiasi cosa gli capita! Altrimenti, gli umani non hanno nulla da temere, i lupi non mordono né mangiano gli umani! Al contrario, siamo noi ad essere cacciati, intrappolati, avvelenati, maledetti, biasimati e portati all’estinzione dagli umani! Comunque il folklore ha il suo ruolo nell’influenzare gli umani. Ciò che è interessante è che fin dalla tenera età i bambini amano i lupi e gli altri animali selvatici e la natura, in seguito la loro opinione cambia nella direzione opposta, e qui le persone hanno bisogno di lavorare di più sull’educazione e mantenere il contatto con la natura per evitare questo deragliare.

 

Reporter Fauna Selvatica: Che dire delle accuse onnipresenti da parte degli agricoltori e dell’uccisione del loro bestiame?

 

Signor Lupo: Queste accuse sono sicuramente esagerate! Gli studi hanno dimostrato che una mucca statisticamente ha più probabilità di essere colpita da un tuono, investita da un’auto o morire a causa di malattie, piuttosto che essere uccisa da un lupo. Le pecore possono anche essere facilmente protette da cani da guardia, metodo molto vecchio ed efficiente! Le eccezioni si verificano, e questa è anche colpa degli umani, quando il bestiame è lasciato a pascolare nelle aree selvagge senza protezione e le prede selvatiche sono rare, o quando i giovani lupi, potenzialmente resi orfani dai cacciatori, potrebbero dover attaccare per non morire di fame!

 

Reporter Fauna Selvatica: Qualche desiderio per il 2018 e oltre?

 

Signor Lupo: La nostra più grande minaccia esistenziale oggi è l’incomprensione umana! Se le persone capissero il nostro ruolo nell’ecosistema e come funzionano davvero l’ecosistema e il pianeta, saremmo tutti in grado di vivere fianco a fianco, in armonia, come abbiamo fatto per milioni di anni! Desidero quindi maggiore comprensione, pace, più saggezza e un sano ecosistema da condividere e godere con tutti! E a tutti gli appassionati, auguro un’eccellente vacanza, insieme ai loro cari, Buon Natale e Felice Anno 2018, pieno di buone notizie dalla natura selvaggia!

Vogliamo prevenire l’uccisione dei lupi in Svizzera * We want to prevent the Killing of wolves in Switzerland

 

Pictures taken from the web, kindly inform if copyright is violated. Thank you.

We are a heterogeneous group of people who think that in Switzerland and in Ticino there is also a place for the wolf.
Between us, there are experts but also simple enthusiasts of nature and fans of this beautiful animal.

In the face of prejudices, alarms and inaccurate news, when not deliberately false, with this page we try to bring the Voice of good sense, based on scientific data. Right now, in Switzerland, the wolf risks losing its status as “absolutely protected animal”. For Switzerland to shoot the wolf would be a moral defeat, a demonstration of closure and inability to adapt, of international proportions.

We will make our commitment for this to happen!

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Siamo un gruppo eterogeneo di persone che pensano che in Svizzera ed in Ticino ci sia posto anche per il lupo.
Tra di noi ci sono esperti ma anche semplici appassionati della natura e fan di questo bellissimo animale.

Di fronte a pregiudizi, allarmismi e notizie inesatte, quando non addirittura volutamente false, con questa pagina cerchiamo di portare la Voce del Buonsenso, basandoci su dati scientifici. In questo momento, in Svizzera, il lupo rischia di perdere il suo status di “animale assolutamente protetto”. Per la Svizzera prendere a fucilate il lupo sarebbe una sconfitta morale, una dimostrazione di chiusura e incapacità di adattamento, di proporzioni internazionali.

Metteremo il nostro impegno affinché questo non accada!

 

This is the new blog… please give your support and love to the wolves!  Thank you   :-)claudine

L’Austria è un paese delle meraviglie per il lupo?

Qui di seguito riportiamo l’intervista fatta a David Gerke, allevatore svizzero, sul sito Kurier.at

 

David Gerke si impegna per una convivenza coi lupi in Svizzera. Anche l’Austria si deve adattare all’ulteriore diffusione dei lupi. I problemi di caccia in Austria sono a sé stanti. Questa è la valutazione di David Gerke. È presidente del “Gruppo Lupo Svizzera”, che ha condotto campagne per la protezione e il ritorno dei lupi per anni.

Pastore, Cacciatore, Guardiano del Lupo. David Gerke combina nella sua persona tre funzioni che sembrano difficili da conciliare: quale “protettore di lupi” egli è anche cacciatore e pastore in Svizzera, dove i lupi hanno cominciato ad arrivare da alcuni decenni, anticipando l’esperienza per l’Austria, dove nel 2016 un gruppo si è stabilito nel Waldviertel.

KURIER: Conosce la situazione in Austria?

Gerke: Osservo con attenzione la situazione in Austria.

K: Crede che il numero di lupi aumenterà in Austria?

G: Sì. I quantitativi di cervi tenuti alti con troppa alimentazione, creano un vero paese delle meraviglie per i lupi in Austria. Con questa forma di gestione dei cervi, stanno emergendo gravi conflitti.

K: Cosa sta facendo in modo diverso la Svizzera qui?

G: In Svizzera, i cervi possono essere nutriti solo in casi eccezionali, in Austria questa è spesso la regola.

K: Conoscete gli attuali stock di cervi?

G: La popolazione di cervi nelle province austriache del Tirolo e del Vorarlberg, al confine con la Svizzera, è circa il 30% più alta nella stessa zona rispetto al cantone dei Grigioni, dove i 15.000 capi presenti si avvicinano al massimo sopportabile.

K: In Austria si spingono i cervi in cosiddette riserve invernali (Wintergatter). Potrebbero essere aree di sostentamento per i lupi?

G: Da noi non esistono queste aree.

K: Quali cambiamenti devono aspettarsi i cacciatori?

G: La presenza del lupo modificherà i comportamenti della selvaggina e il cacciatore dovrà tenerne conto.

K: Faccia un esempio?

G: La presenza in determinati orari o in certi luoghi di cervi o caprioli sarà meno probabile. Il cervo, ad esempio, potrebbe spostare le aree di accoppiamento e non starà più in grandi branchi.

K: Anche il lupo porta benefici?

G: Aiuta a ridurre una crescita eccessiva e a garantire una popolazione di selvaggina sana. Ad esempio, può aiutare a risolvere il problema del cervo colpito dal TBC nel Vorarlberg. Perché il lupo svolge molto bene la sua funzione di selezione biologica nella gestione della fauna selvatica.

K: Il numero di caprioli e cervi non diminuisce in modo significativo?

G: Da noi, in Svizzera, gli animali selvatici non sono scomparsi. Sono però più sani. I camosci ritornano nelle alture per cui sono fatti. Tuttavia, non è possibile determinare un calo della selvaggina.

K: Che aspetto avrà nell’Austria orientale?

G: La conversione nelle pianure dell’Austria non sarà così difficile per i proprietari di bestiame come nelle Alpi. Proteggere le mandrie in situazioni montuose è estremamente dispendioso in termini di tempo e di manodopera. Il bestiame da pascolo libero si trova solo in piccola parte nell’Austria orientale. Qui le recinzioni esistenti possono spesso essere facilmente adattate per essere sicure contro il lupo.

Prede Lupo

 

L’alimentazione dei lupi:

Reh: capriolo (52,1%)

Rothirsch: cervo (24,7%)

Wildschwein: cinghiale (16,3%)

Hase: lepri (3,4%)

Damhirsch: daino (1,5%)

Sonstiges: altro (1,2%)

Nutztiere: animali d’allevamento (0,8%)

 

Link Originale: https://m.kurier.at/chronik/oesterreich/oesterreich-ist-schlaraffenland-fuer-woelfe/246.037.142

 

Traduzione: Massimo Mobiglia e Claudine Giovannoni

National Geographic, Jim & Jamie Dutcher: the hidden life of Wolves

Una favolosa introduzione dell’inizio degli studi sui lupi fatti da Jim e Jamie Dutcher, riferito dal National Geographic (versione in lingua inglese).

A fabulous introduction of the beginning of the studies about wolves done by Jim and Jamie, reported by the National Geographic.

E quando Jim e Jamie cominciarono a studiare questi animali perseguitati in Nord America, qualcosa cambiò. Jim e Jamie cominciarono a osservare i comportamenti di questi animali maestosi… durante diversi anni, partendo da piccoli cuccioli, li studiarono da vicino. Questo è un film fantastico e una revisione dei loro studi al “Wolf-Camp”… un filmato che vi toccherà profondamente nel cuore, mostrando la vera vita di un branco di lupi, che è veramente ben organizzato. Vi mostrerà molte ragioni per cui gli umani devono proteggerli, invece di ucciderli… (versione in lingua inglese).

And when Jim and Jamie started their studies about these persecuted animals in North America, something changed. Jim and Jamie started to observe the behaviors of these majestic animals… and for years and years, starting with little pups, they studied them from very near. This is a fantastic movie and review of their studies at “Wolf-Camp”.. it will touch you deep into the heart, showing the real life of a wolf pack, which is really well organized. It will show you much reason why humans have to protect them, instead of killing them down…

 

Per farli conoscere, per proteggerli…

Siamo un gruppo eterogeneo di persone che pensano che in Svizzera ed in Ticino ci sia posto anche per il lupo.
Tra di noi ci sono esperti ma anche semplici appassionati della natura e fan di questo bellissimo animale.

Di fronte a pregiudizi, allarmismi e notizie inesatte, quando non addirittura volutamente false, con questa pagina cerchiamo di portare la Voce del Buonsenso, basandoci su dati scientifici. In questo momento, in Svizzera, il lupo rischia di perdere il suo status di “animale assolutamente protetto”. Per la Svizzera prendere a fucilate il lupo sarebbe una sconfitta morale, una dimostrazione di chiusura e incapacità di adattamento, di proporzioni internazionali.

Metteremo il nostro impegno affinché questo non accada!