NO to the killing of guiltless animals * NO all’uccisione di animali protetti

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Cosa dire del Lupo? * What about the Wolf?

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Nel corso dei secoli, nelle diverse culture, il lupo ha assunto significati opposti tra loro. Venerato come una divinità o insultato come un diavolo, esso ha spesso pagato con la sua vita i crimini che non aveva commesso.
Durante il Medioevo in Europa, il mito e la superstizione assunsero un’importanza rilevante. Ad esempio si credeva nei lupi mannari. La religione sfruttò questa paurosa immagine e durante l’Inquisizione, fu utilizzata quale metafora per mantenere il controllo con la coercizione perdurata per secoli.
Quando i coloni europei arrivarono in America, portarono con sé questo lupo oscuro nella loro immaginazione.
Al contrario, gli indigeni del Nord America ammiravano ed emulavano il lupo. I nativi americani rispettavano le sue capacità di caccia e lo onoravano perché forniva cibo per la comunità. Per alcuni era visto come un saggio, un potente o un cacciatore istintivo. In effetti un insegnante di tattiche che gli umani potevano emulare nella caccia ai bufali o caribù.
Il lupo è stato sterminato in gran parte dell’Europa negli ultimi quattro secoli. Grazie alla “caccia alle taglie”, chi uccideva un lupo era ricompensato con soldi. Tra il 1850 ed il 1900 più di un milione di lupi furono sterminati e nel 1907 fu varato il bando per l’estinzione totale della specie. È risaputo che una delle pratiche maggiormente utilizzate era quella dell’avvelenamento.
Branchi di lupi sono sopravvissuti nelle montagnose Spagna, Francia, Italia e nella boscosa Finlandia. In Asia un numero rimane in angoli remoti del Medio Oriente e nelle steppe russe e mongole.
Un lupo non è né buono né cattivo, eppure sembra che il Mito negativo sia sopravvissuto, e questo anche se attualmente molti comprendono la vera natura del lupo.

Oggigiorno il lupo sta tornando in Europa, ma con l’aumentare della sua popolazione, si ampliano anche i conflitti con gli umani. Il dibattito sul controllo del lupo è molto emotivo. Alcuni vogliono che il lupo sia eliminato, mentre altri pensano che i lupi non debbano mai essere uccisi.
Gli allevatori temono che i lupi mangino il loro bestiame. Oggi in Svizzera nelle aree in cui i lupi entrano in conflitto con gli allevatori, è già possibile l’uccisione di quelli “problematici” con l’autorizzazione da parte del governo. Negli Stati Uniti, ma anche in Europa, oggigiorno c’è una forte lobby anti-lupo, dove alcuni giudici e leader politici fanno pressione a favore di questa lobby.
Negli Stati Uniti e in Canada, i lupi sono sostanzialmente protetti, ma in altri paesi come la Russia e parte dell’Europa orientale i lupi sono selvaggiamente annientati. Sempre più i lupi entrano in conflitto con gli uomini, nelle povere aree rurali della Russia, ad esempio, la caccia al cervo e altri animali selvatici è aumentata causando competizione tra uomo e lupo. Con meno selvaggina da cacciare i lupi cercano altre fonti alimentari come gli ovini e bovini domestici.
Anche l’allevamento moderno di renne è in conflitto. Di conseguenza le popolazioni di lupi sono scarse in alcune regioni in Russia orientale e Alaska. Ad esempio a Chukotka si è assistito a una politica ufficiale di tiro ai lupi dagli elicotteri per proteggere le mandrie di renne.
Le leggende locali raccontano che tra lupi e uomini si stabilisse un equilibrio, con i lupi che prendevano ciò di cui avevano bisogno dalle mandrie e che i Ciukci (popolazione russa nella Siberia nord Orientale) cacciavano solo singoli lupi che erano diventati assassini imprevedibili.
È forse possibile che tali equilibri possano essere ristabiliti, non solo nell’allevamento delle renne ma in tutti gli sforzi umani?

L’antropizzazione dei territori ha sottratto aree che prima appartenevano alla fauna, ne abbiamo desertificate altre, sia per effetto diretto, sia con i devastanti cambiamenti climatici.
La crescita demografica umana causa perciò conflitti tra lupo e uomini poiché la quantità di aree selvagge in cui i lupi possono vivere è drasticamente diminuita. È risaputo che i lupi abbiano necessità di molto territorio, lontani dagli umani, per vivere e crescere la loro prole.
Sarebbe auspicabile un accordo affinché si provveda a trovare delle soluzioni protettive degli animali da allevamento. Se gli allevatori utilizzassero estensivamente misure preventive (recinzioni dove possibile, controllo delle mandrie/greggi, cani da protezione delle greggi, presenza di pastori ecc.) il lupo e l’uomo potrebbero convivere meglio.
La soluzione non sta agli estremi del dibattito sul lupo: anche se la maggior parte degli allevatori non odiano i lupi, quando questi uccidono il loro bestiame non vedono altra soluzione. I difensori della natura pensano che i lupi non debbano mai essere uccisi per nessun motivo. Fatto sta che quando l’uomo e il lupo entrano in conflitto, solitamente è il lupo a lasciarci la pelle.
L’attuale legge sulla caccia già permette che i “lupi problematici” siano abbattuti, di conseguenza la modifica di questa legge (la votazione nazionale del 17 maggio 2020) favorirebbe l’uccisione con molte meno restrizioni non solo del lupo ma anche di altri animali protetti. Il rischio di nuova estinzione del lupo a causa del conflitto tra animale e uomo, causato da quest’ultimo, è elevato.
Questo cacciatore un tempo astuto, riverito e rispettato è ora solo visto come un parassita e un pericolo per il bestiame. Dobbiamo ricercare un equilibrio con coloro che vogliono vedere il lupo controllato, le loro preoccupazioni non devono essere respinte, devono entrare a far parte del dibattito sulla conservazione di ogni specie. Purtroppo i lupi vivono ancora nell’immaginazione come ombre del male, alimentate dall’errore e dalla finzione.
Quando gli esseri umani interferiscono nella vita degli animali selvatici, diventa loro responsabilità di fornire loro un ambiente sano in cui vivere. Questo dovrebbe essere il nostro retaggio.

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Over the centuries, in different cultures, the wolf has taken on opposite meanings. Revered as a divinity or insulted as a devil, he often paid for his crimes with his life.
During the Middle Ages in Europe, myth and superstition assumed significant importance. For example, we believed in werewolves. Religion exploited this fearful image and during the Inquisition, it was used as a metaphor to maintain control with coercion, which had lasted for centuries.
When European settlers arrived in America, they brought this dark wolf with them into their imagination.
In contrast, the natives of North America admired and emulated the wolf. Native Americans respected his hunting skills and honored him because he provided food for the community. For some, he was seen as a wise, powerful, or instinctive hunter. In fact, a teacher of tactics that humans could emulate in buffalo or caribou hunting.
The wolf has been wiped out across much of Europe in the past four centuries. Thanks to the “bounty hunt”, those who killed a wolf were rewarded with money. Between 1850 and 1900 more than a million wolves were exterminated and in 1907 the call for the total extinction of the species was launched. It is known that one of the most used practices was that of poisoning.
Herds of wolves have survived in mountainous Spain, France, Italy, and wooded Finland. In Asia, a number remain in remote corners of the Middle East and in the Russian and Mongolian steppes.
A wolf is neither good nor bad, yet it seems that the negative myth has survived, and this although many currently understand the true nature of the wolf.

Today the wolf is returning to Europe, but as its population grows, conflicts with humans are also growing. The debate over wolf control is very emotional. Some want the wolf to be eliminated, while others think that wolves should never be killed.
Breeders fear that wolves will eat their livestock. Today in Switzerland, in areas where wolves come into conflict with farmers, it is already possible to kill “problematic” ones with government authorization. In the United States, but also in Europe, today there is a strong anti-wolf lobby, where some judges and political leaders are lobbying for this lobby.
In the United States and Canada, wolves are substantially protected, but in other countries such as Russia and parts of Eastern Europe wolves are wildly annihilated. More and more wolves come into conflict with men, in the poor rural areas of Russia, for example, hunting for deer and other wild animals have increased causing competition between man and wolf. With less game to hunt, wolves look for other food sources such as sheep and domestic cattle.
Modern reindeer farming is also in conflict. As a result, wolf populations are sparse in some regions in eastern Russia and Alaska. For example, in Chukotka, there has been an official wolf shooting policy from helicopters to protect reindeer herds.
Local legends say that a balance was established between wolves and men, with wolves taking what they needed from the herds and that the Ciukci (Russian population in northeastern Siberia) hunted only single wolves that had become unpredictable killers.
Is it possible that these balances can be restored, not only in reindeer husbandry but in all human endeavors?

The anthropization of the territories has subtracted areas that previously belonged to the fauna, we have desertificated others, both for direct effect and with the devastating climate changes.
Human population growth, therefore, causes conflicts between wolves and humans since the number of wild areas in which wolves can live has drastically decreased. It is known that wolves need a lot of territories, far from humans, to live and grow their offspring.
An agreement would be desirable to provide protective solutions for farm animals. If the farmers used extensively preventive measures (fences where possible, control of the herds/flocks, dogs for the protection of the flocks, the presence of shepherds, etc.) the wolf and the man could coexist better.
The solution does not lie at the extremes of the wolf debate: although most breeders don’t hate wolves, when they kill their cattle they see no other solution. Nature’s defenders think wolves should never be killed for any reason. The fact is that when the man and the wolf come into conflict, it is usually the wolf that leaves its skin.
In our country Switzerland, the current hunting law already allows the “problematic wolves” to be shot down, consequently, the modification of this law (the national vote of 17 May 2020) would favor the killing with much fewer restrictions not only of the wolf but also of other animals protected. The risk of the wolf’s new extinction due to the conflict between animal and man, caused by the latter, is high.
This once cunning, revered, and respected hunter, is now only seen as a parasite and a danger to livestock. We must find a balance with those who want to see the
wolf controlled, their concerns must not be rejected, they must become part of the debate on the conservation of each species. Unfortunately, wolves still live in the imagination as shadows of evil, fueled by error and fiction.
When humans interfere in the life of wild animals, it becomes their responsibility to provide them with a healthy environment in which to live. This should be our legacy.

Sulle tracce dei lupi in Val Morobbia * On the trail of the wolves in Val Morobbia

Dalla stazione di Giubiasco abbiamo fatto car-sharing per raggiungere l’Alpe Giumello sopra Carena. Attraversando una zona che è ricoperta da una densa vegetazione, siamo incappati nell’ultimo pezzo di strada pieno di buche e dossi che ha richiesto una guida molto prudente. Arrivati all’alpe Giumello, abbiamo ricevuto le prime informazioni dal Dr. Stefan Suter, docente e ricercatore della Forschungsgruppe Wildtiermanagement (WILMA) della Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW) e presso l’Institut für Umwelt und Natürliche Ressourcen (IUNR). In seguito, è iniziata la salita con un dislivello di +500 m s/m. Siamo passati attraverso zone boschive per poi giungere a 1700 m s/m in zona sassosa e ricoperta di rade sterpaglie. Gli ultimi 300 metri sono stati, almeno per me che non sono abituata, una bella sfida.

Sul Passo del S. Jorio, dove c’è lo spartiacque con l’Italia, ci siamo fermati per pranzare al sacco e per ascoltare Stefan  che ci ha fornito le informazioni in merito all’attività che la WILMA e IUNR svolgono in quella regione. La tecnica dello “wolf-howling” sfrutta la tendenza dei lupi ad utilizzare l’ululato come forma di comunicazione a lunga distanza. Stefan ci ha fatto ascoltare diverse registrazioni spiegando in seguito come questi dati vengono analizzati dagli esperti biologi. Prima dell’utilizzo di tecnologia più avvanzata, l’uomo imitava l’ululato di un canide, stimolando una risposta da parte dei lupi eventualmente presenti nell’aria di studio. Attualmente si procede con la registrazione per mezzo di un sistema digitale che rimane attivato per 12 ore consecutive (la notte); si spera che in un prossimo futuro la modalità possa essere calibrata al momento esatto nel quale avviene l’ululato dell’animale e quindi permettere in un secondo tempo un’analisi più rapida da parte degli esperti biologi.

Da queste registrazioni può quindi essere accertata la presenza della specie, e distintamente rilevare la riproduzione nel branco per mezzo dell’ululato dei cuccioli. Per mezzo di questi rilevamenti può essere inoltre monitorata d’area di presenza di “canis lupus” e procedere con analisi più precise inerenti la definizione dei confini del branco ed estensione dell’area da monitorare. L’idoneità ambientale richiede una verifica più estesa sulla contemplazione della tipologia di vegetazione medio-alta (zone di rifugio), delle aree lontane da fonti di disturbo antropico (presenza dell’uomo) e ulteriori fattori esogeni. Queste analisi dettagliate sono effettuate dai biologi in loco.

Val Morobbia

Lungo il nostro percorso verso il Passo del S. Jorio, abbiamo avuto modo di analizzare diverse tipologie di impronte lasciate sul terreno morbido. La presenza di diversi ungulati, conferma la possibilità di prede per il lupo. La zona è discosta dal centro abitato (poca presenza antropica). Lo studi tecnico della “tracciatura” permette inoltre di localizzare e seguire le tracce lasciate da lupi (solitari o branco) che si sposta per la caccia.

Durante la discesa verso l’Alpe Giumello, sono stati raccolti degli escrementi (per campionatura, analisi genetica e verifica dello stato nutrizionale dell’animale) i quali forniranno agli studiosi ulteriori informazioni sulla presenza del predatore. Le informazioni sul branco, quali la sua dimensione, il sesso degli individui, la loro dieta e stato nutrizionale, il tasso di predazione e comportamento di “marcatura” (urina, feci, graffi sui tronchi ecc.) permettono di catalogare informazioni specifiche sulla loro presenza. Di conseguenza, gli studiosi dispongono di dati concreti per informare gli allevatori in merito alla necessità di adottare le apposite contromisure per la protezione delle greggi eventualmente presenti nella zona. Durante l’inverno, le analisi possono anche essere effettuate con il prelievo dell’urina lasciata sulla neve.

Stefan ha prelevato il campione freschissimo  di feci, risalente forse al mattino o notte precedente, che saranno inviate al laboratorio per l’esame del DNA (mitocondriale e nucleare) per stabilire il genotipo individuale (sesso e relazioni di parentela) e la sua appartenenza ad uno specifico branco.

Personalmente, ho trovato quest’esperienza affascinante! Ritengo che ogni persona debba essere meglio informata in merito alla presenza dei “grandi predatori” affinché non siano stupidamente temuti, ma bensì protetti in quanto parte indispensabile per un ecosistema bilanciato e florido.

Desidero quindi portare un modesto contributo al lettore, demitizzando le scempiggini e idiozzie raccontate sul lupo. Il mio è unicamente un invito ad approfondire la conoscenza del “Canis Lupus” animale timido e schivo, che assolutamente non è una minaccia per l’uomo. Imparare a conoscere le sue abitudini di caccia e quant’altro, per addottare le misure consigliate (a livello cantonale e federale in Svizzera) per evitare che vi siano predazioni nelle greggi, questo è il consiglio per gli allevatori di bestiame sul nostro territorio.

Non vedo l’ora di poter avere una nuova occasione di seguire Stefan su questi monti, proprio durante le ore più buie della notte, per ascoltare i loro ululati, messaggi in codice che l’Uomo da 40.000 anni non ha ancora totalmente potuto decifrare. Attendo quest’occasione con viva impazienza!

 

From Giubiasco station we did car-sharing to reach Alpe Giumello above Carena. Crossing the area that is covered with dense vegetation, we ran into the last piece of the road full of potholes and bumps that required a very cautious driving. Arriving at the Alpe Giumello, we received the first information from Dr. Stefan Suter, lecturer and researcher at the Forschungsgruppe Wildtiermanagement (WILMA) of the Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW) and at the Institut für Umwelt und Natürliche Ressourcen (IUNR). Then the climb began with a difference in altitude of +500 m s/m. We passed through wooded areas and then reached 1700 m s/m in a rocky area covered with sparse scrub. The last 300 meters were, at least for me that I’m not used to, a good challenge.

On the Passo del S. Jorio, where there is the watershed with Italy, we stopped to have lunch and listen to Stefan who gave us the information’s about the activity that WILMA and IUNR are doing in that region. The “wolf-howling” technique exploits the tendency of wolves to use the howl as a form of long-distance communication. Stefan made us listen to several recordings explaining how biologists later analyze these data. Before the use of more advanced technology, man imitated the howling of a canine, stimulating a response from the wolves eventually present in the region of study.

Currently, we proceed with the registration by means of a digital system that remains activated for 12 consecutive hours (at night). It is hoped that in the near future the modality can be calibrated at the exact moment in which the howling of the animal takes place and then allow a more rapid analysis by the biologists at a later time.

From these recordings can, therefore, be ascertained the presence of the species, and distinctly detect the reproduction in the pack by means of the howling of the puppies. By means of these removals, it can also be monitored for the presence of “Canis lupus” and proceed with more precise analyzes concerning the definition of the boundaries of the pack and extension of the area to be monitored. The environmental suitability requires a more extensive verification of the contemplation of the type of medium-high vegetation (refuge areas), of the areas far from sources of anthropic disturbance (presence of man) and further exogenous factors. These detailed analyses are carried out by biologists on site.

On our way to the Passo S. Jorio, we were able to analyze different types of animal footprints left on the soft ground. The presence of different ungulates confirms the possibility of prey for the wolf. The area differs from the inhabited center (little human presence). The “tracing” technical study also allows you to locate and follow the tracks left by wolves (solitary or pack) that move for hunting.

During the descent towards Alpe Giumello, excrements were collected (by sampling, genetic analysis, and verification of the nutritional status of the animal) which will provide scholars with further information on the presence of the predator. Information on the pack, such as its size, the sex of individuals, their diet and nutritional status, the predation rate and “marking” behavior (urine, feces, scratches on the trunks, etc.) make it possible to catalog specific information on their presence. Consequently, scholars have concrete data to inform farmers about the need to adopt the appropriate countermeasures for the protection of flocks possibly present in the area. During the winter, the analyzes can also be carried out with the urine sampling left on the snow.

Stefan took a fresh sample of feces, perhaps dating back to the morning or the previous night, which will be sent to the laboratory for DNA testing (mitochondrial and nuclear) to establish the individual genotype (sex and kinship relationships) and its belonging to a specific pack. Personally, I found this experience fascinating! I believe that every person should be better informed about the presence of “great predators” so that they are not stupidly feared, but rather protected as an indispensable part of a balanced and flourishing ecosystem.

I, therefore, wish to make a modest contribution to the reader, demystifying the crap and idiocies told about the wolf. Mine is only an invitation to deepen the knowledge of the “Canis Lupus” shy and reserved animal, which is absolutely not a threat to man. Learn to know its hunting habits and so on, to adopt the recommended measures (at the cantonal and federal level in Switzerland) to avoid that there are predations in the herds, this is the advice for livestock breeders on our territory.

I look forward to having a new opportunity to follow Stefan on these mountains, just during the darkest hours of the night, to listen to their howls, coded messages that the Man for 40,000 years has not yet been able to completely decipher. I await this occasion with great impatience!