Lupo: agricoltura, allevamento e la strumentalizzazione di chi non si vuol adeguare

La protesta attuata dal gruppo di Germano Mattei è stata a dir poco di cattivo gusto, oltre che illegale. Noi del Gruppo Uomo e Biodiversità ci sentiamo in dovere d’intervenire per contrastare questa disinformazione inaccettabile. Innanzitutto, dovremmo per coerenza portare al Palazzo delle Orsoline anche tutte le altre pecore e capre che muoiono per motivi diversi e che rappresentano la gran maggioranza delle morti. Si parla di circa 10 volte il numero di capi predati dai lupi (secondo i dati svizzeri del 2020, riportati nella foto in basso, si parla di 300-500 capi predati contro i 4500 circa di capi morti a causa dell’incuria). Chi non si occupa del proprio gregge causando morti e ferimenti continui, solitamente, è anche colui che subisce danni da predazione, poiché per gli stessi motivi non protegge adeguatamente il proprio bestiame. Non potendo pretendere un risarcimento, ci viene da pensare che queste persone credano di risolvere il problema eliminando (di nuovo) un’intera specie. Ma se avessero ricevuto informazioni scientifiche e corrette, saprebbero che la soluzione dell’abbattimento non dura nel tempo.

È il momento di discernere da chi vorrebbe proteggersi e non può per ragioni concrete, che andrebbe sostenuto e aiutato da Cantoni, Confederazione ed Enti preposti (anche supportando direttamente il lavoro con un incremento di manodopera), da chi NON VUOLE proteggersi anche se la conformazione del suo terreno lo consentirebbe. Non è infatti un po’ strano che sia sempre il proprietario del gregge del Cerentino ad essere colpito dal problema? È ben noto come non vengano adottate le misure minime di protezione (lo si evince anche dal servizio del Quotidiano sulla RSI, in cui è apparso), oltre al fatto che il gregge è stato fatto uscire all’alba, ora nota per essere il momento preferito dei canidi per la caccia. Avrebbe dimostrato maggiore saggezza se avesse aspettato almeno le 8 ma, evidentemente, non conosce a sufficienza la specie o ha voluto servirgli un bel banchetto su un piatto d’argento, visto che la recinzione elettrificata non era nemmeno stata attivata. Quindi di cosa stiamo parlando? In Ticino TUTTI i casi segnalati sono risultati indifendibili da un punto di vista del risarcimento in seguito a danni causati dal lupo perché non rispettavano le norme di protezione di base. È sbagliato quindi usare, o meglio strumentalizzare senza alcun rispetto, le morti dei loro animali per rappresentare la situazione di tutto il settore, perché questo significa fare disinformazione. Con questo non vogliamo negare che il lupo sia presente e abbia capito che, dove non ci sono ostacoli, predare greggi che non fuggono è più facile che predare selvaggina, per questo motivo bisogna reimparare il mestiere alla luce di questa presenza, come lo si è fatto per adeguarsi alla scarsità d’acqua e per altri cambiamenti ambientali. Auspichiamo sinceramente che il Cantone e la Confederazione si mobilitino per la creazione di una sezione atta a formare obbligatoriamente tutti i contadini sulle nozioni biologiche, di protezione e di convivenza tra contadini e predatori e che, con l’aiuto anche di volontari ed Enti come WWF e Pronatura, organizzino se necessario delle giornate per la posa delle protezioni là dove i contadini da soli non sono in grado di provvedere. È assolutamente necessario che i luoghi comuni, le falsità e i miti vengano sfatati e sostituiti con informazioni aggiornate e utili per adeguarsi ai tempi che corrono o  diretti interessati resteranno sempre più indietro rispetto al mondo che impone una maggiore protezione della biodiversità. In tempi di scarsità di risorse, clima impazzito e di minor interesse delle nuove generazioni verso questo settore, è evidente che bisogna metterci del proprio non solo per sopravvivere contro i predatori e le forze della natura ma anche per garantire un futuro all’agricoltura stessa, rendendola di nuovo attrattiva. E oggi chi si ostina a lottare contro la natura non lo è. La simbiosi è l’unica soluzione per durare nel tempo ed essere sostenibili sul piano ecologico, economico e sociale.

Non cadiamo quindi nella trappola di chi vuol solo ottenere visibilità mediatica e creare scalpore, senza portar nessun tipo di proposta propositiva: ci chiediamo infatti cosa faccia l’associazione ticinese per la protezione del territorio dai grandi predatori di concreto per aiutare i contadini. Ha elargito aiuti finanziari o di manodopera oppure si fa sentire solo quando c’è da far polemica sui giornali? Ciò che fa di concreto, a nostro avviso, è illudere i contadini che l’abbattimento sia una soluzione efficace e diffondere informazioni errate sulla biologia del lupo. Lasciamo perdere queste discussioni e concentriamoci sulle soluzioni reali, ovvero: dissuadere il lupo alla predazione e informare, aiutare e valorizzare gli agricoltori con lungimiranza.

Di seguito vorremmo dunque riassumere alcune nozioni importanti, che sono state distorte con una comunicazione strumentalizzata da parte dei gruppi anti-lupo, come quelli del signor Mattei:

1. I lupi non uccidono tutto il gregge (overkilling), lasciandolo lì, per cattiveria. Lo fanno perché si trovano davanti a prede che, anziché scappare, girano in tondo e ciò li confonde a tal punto da renderli euforici e stancarsi tanto da dover poi andare a riposare prima di tornare a consumare le prede.
2. Il lupo per l’agricoltura rappresenta una risorsa, tenendo lontani dai campi e dai vigneti gli animali erbivori che generalmente arrecano maggiori danni economici (come cinghiali, cervi e altri erbivori). Può rappresentare invece un problema alla custodia del pascolo minuto quindi soprattutto di ovi caprini. Questi andrebbero gestiti correttamente, sia con i metodi più classici come le apposite recinzioni, l’utilizzo di cani da protezione ben educati ma esistono in commercio anche sistemi innovativi efficaci come gli allarmi anti-lupo di secour.ch.
3. La Svizzera non è un’isola, per tanto anche se il lupo venisse sterminato (cosa per altro ingiusta e dannosa per l’ecosistema) torneranno sempre altri esemplari dai paesi confinanti.
4. Sono principalmente i lupi “di passaggio”, individui singoli in dispersione, a dare maggiori problemi (non avendo un branco). Infatti, uccidendo membri di un branco consolidato, quest’ultimo rischia di venire destabilizzato generando un branco indebolito che può rivolgersi più facilmente a prede facili oppure un branco disgregato con singoli individui in dispersione quindi maggiore rischio di predazione.
5. La presenza di un branco (o famiglia di lupo), che sulle Alpi è mediamente composto da 5 individui (2 genitori + 3 figli) ed occupa un territorio di ca 200 km2, limita la presenza di altri lupi di passaggio e fornisce quindi una protezione indiretta dai lupi più inclini alla predazione del bestiame non custodito.
Concludo citando una frase saggia di un allevatore di pecore italiano: “credere di risolvere il problema della protezione del bestiame non custodito pensando di sparare al lupo è come dire all’agricoltore che non vuole tenere al sicuro le proprie granaglie di sparare a tutti gli uccellini!”


Miriam Genchev
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in wilderness is the real essence of the earth

Gruppo Uomo e Biodiversità
Portavoce


Isn’t over… biodiversity is still in danger

It was a decisive weekend for biodiversity in our little Switzerland. This doesn’t mean that the problems for some species of animals are over. There will always be hunters aware that in order to practice their bloodthirsty “sport”, they will kill pregnant ungulates or undersized one’s mistaking them for some other species… they will kill the dog of the fellow hunter by confusing him with a boar or worse, they will shoot at another hunter. A fatal mistake, which unfortunately happens all too often even at our latitudes.
There always will be poachers of all kinds, even those who are game-wardens by profession, which happened and which caused a scandal in western Switzerland a couple weeks ago. Therealways will be the bloodthirsty on the hunt for trophies: coveted by personalities who love the macabre ornament, the horns to hang in the farmhouse or domestic living room. There always will be those from abroad who are ready to shell out a lot of euros, which go into the pockets of unscrupulous municipalities.
There will be the usual bastards who will set traps or shoot at random, and perhaps not mortally wounding their victims but leaving them to wander for days in abominable pain before dying.

Nobody likes to talk about that.
It spreads over the usual veil of silence.
It is a truth that sporting hunters, taking up a nice rifle complete with a telescopic sight that allows you to identify the prey from miles away, will not admit.
Just as they will not confess to foraging their future prey by putting food and salt in selected areas, to make sure that the animals get used to it. It will then be an easy task, at the opening of the hunting season, to return there no longer with forage but with a rifle and bullets.
Although with a small “gap” since the “most cruel canton’s in terms of tolerance towards animals” accepted the changing of the Hunting Law by a large majority, and the list of these cantons was clear even before the count was made.
But, at least, for this time, common sense prevailed.
The Federal Council will already be planning a rematch: they will be angry by this setback; I dare to say, “bestial” mad.

I was surprised and disappointed by the arguments of many people who, perhaps out of naivety or ignorance, still believe in the “danger” of certain animals towards humans.
I can understand that the beaver with its dams floods the cultivated fields and annoys the farmers, or that a swan to protect her offspring attacks the tourist with a camera, creating a moment of panic.
We humans are the problem, with our arrogance in wanting to believe ourselves masters of the world! If we tried to respect all species (even plant species) by observing an appropriate conduct, there would be no absurd problems, apparently in some isolated cases.
The same thing goes for large predators: there are rules and behaviors to consider in how to properly protect farm animals, as well as ourselves when we are in presence of predators.
Man is not the master of the world. We have stolen the territories of many species, many already extinct at the same time. We are in a catastrophic situation where the threat of extinction affects us personally; biologist and scientists have calculated that in 15 – 20 years 70% of all species will be extinct.
Is this what we want?
Isn’t it better that humanity finally pay the right respect to a planet that gives us nourishment, without asking for anything in return?

È stato un fine settimana decisivo per quanto concerne la biodiversità nella nostra piccola Svizzera. Questo non significa che i problemi per alcune specie di animali siano conclusi. Ci saranno sempre cacciatori avvidi che pur di praticare il loro “sport” sanguinario, ammazzeranno ungulati gravidi o piccoli sotto misura scambiandoli per qualche altra specie; che uccideranno il cane del compagno cacciatore confondendolo con un cinghiale o peggio ancora spareranno ad un altro cacciatore. Un fatale errore, che purtroppo accade fin troppo spesso anche alle nostre latitudini. Ci saranno sempre i bracconieri di ogni tipo, anche quelli che di professione fano i guardiacaccia, cosa accaduta e che ha generato uno scandalo nella Svizzera occidentale qualche settimana or sono. Ci saranno sempre i sanguinari alla caccia di trofei: le corna da appendere nella cascina o salotto domestico, sono ambite da personalità che amano il macabro ornamento. Quelli che dall’estero sono pronti a sborsare fior di euro, che vanno in tasca ai comuni privi di scrupoli. Ci saranno i soliti bastardi che metteranno trappole o spareranno a vanvera, magari ferendo non mortalmente la loro vittima ma lasciandola a vagare per giorni in preda ad abominevoli dolori prima di morire.

Ma di questo, non se ne parla. Si stende sopra il solito velo dell’omertà.

Sono verità che gli sportivi cacciatori, imbracciando un bel fucile con tanto di mirino telescopico che permette di individuare la preda a chilometri di distanza, non ammetteranno. Come non confesseranno di foraggiare le loro future prede mettendo in zone prescelte cibo e sale, per assicurarsi che gli animali vi prendano l’abitudine. Sarà poi un gioco, all’apertura della caccia, ritornarvi non più con il foraggio ma con fucile e pallottole. Anche se con un piccolo “scarto” visto che i cantoni più crudeli in fatto di tolleranza verso gli animali hanno accettato a grande maggioranza, e la lista di questi, era chiara ancora prima che si facesse lo spoglio.

Ma, almeno per questa volta, il buon senso ha avuto la meglio. Il Consiglio Federale starà già pianificando una rivincita: saranno incavolati per questo smacco oserei dire “bestiale”. Sono stata sorpresa e delusa dalle argomentazioni di tante persone che, forse per ingenuità o per ignoranza, ancora credono nella “pericolosità” di certi animali verso gli umani. Posso capire che il castoro con le sue dighe allaghi dei campi coltivati ed infastidisca gli agricoltori, o che un cigno per proteggere la propria prole assalisca la turista munita di macchina fotografica creando un attimo di panico.

Il problema siamo noi umani, con la nostra arroganza nel volerci credere padroni del mondo! Se cercassimo di rispettare tutte le specie (anche quelle vegetali) osservando una condotta appropriata, non ci sarebbero problemi assurdi, a pare qualche caso isolato. Stessa cosa vale per i grandi predatori: ci sono regole e comportamenti da osservare per come proteggere in modo corretto gli animali da allevamento come pure noi stessi quando ci trovassimo al loro cospetto. L’Uomo non è il padrone del mondo. Abbiamo rubato i territori a moltissime specie, in parte nel contempo estinte. Ci troviamo in una situazione catastrofica dove la minaccia d’estinzione ci tocca personalmente, scienziati biologi hanno calcolato che tra 15 – 20 anni il 70% di tutte le specie sarà estinto.

È questo che vogliamo?

Non è forse meglio metterci una volta per tutte a portare il giusto rispetto verso un pianeta che ci dà nutrimento, senza chiedere nulla in cambio?

Volete davvero permettere l’uccisione di linci, castori, aironi, cigni e lontre?

Francesco Maggi, responsabile WWF Svizzera italiana

La campagna a favore della nuova legge sulla caccia non fa che ripetere il grido: al lupo, al lupo! Eppure, gli oltre 1’500 lupi che vivono in Italia non hanno mai causato alcun problema all’uomo. Con il ritorno del lupo invece ovunque sono diminuiti drasticamente i danni alle foreste, alla campicoltura e alla viticoltura. Inoltre, la selezione operata dal lupo migliora la salute degli ungulati. A fronte di questi importanti benefici va però gestito al meglio l’atavico conflitto tra lupo e allevatori. In trent’anni qualcosa è stato fatto ma non a sufficienza. Ad esempio, malgrado gli attacchi avvengono nella misura del 90% a danno di greggi incustodite, solo una minoranza degli alpeggi sono protetti. Le misure sin qui messe in campo sono tuttavia servite, i lupi oggi fanno meno danni (nel 2000 un singolo lupo predava in media 25 pecore all’anno, oggi solo 5) e questo è il risultato sia della protezione delle greggi sia della presenza dei branchi, che permette ai lupi di predare cervi e cinghiali, cosa che risulta impossibile ai singoli lupi. Non tutte le situazioni sono però uguali e difendibili, questo è sempre stato fatto presente, ma invece di limitarsi a studi per identificare dove la protezione non funziona, bisognerebbe investire energie e risorse per cercare soluzioni, sia strutturali, sia innovative per migliorare la convivenza tra lupo e allevamento. Almeno questo personalmente mi aspetterei da un paese come la Svizzera.

Fatta questa debita premessa, va ricordato che WWF e Pro Natura si erano dette disponibili a discutere la mozione Engler del 2014 per una maggiore regolazione del lupo nei limiti consentiti dalla Convenzione di Berna. Se abbiamo lanciato il referendum non è per difendere posizioni pro lupo, o contro la caccia.  Siamo semplicemente contro la proposta di nuova legge sulla caccia perché il Parlamento è andato ben oltre alla mozione Engler e con la nuova legge de facto amplia notevolmente la possibilità di uccidere animali selvatici, oggi protetti, per i motivi più svariati. Ad esempio, verranno autorizzate regolazione di popolazioni – oggi si possono abbattere solo singoli individui – senza neppure dover dimostrare i danni, quindi preventivamente! Inoltre, si dà carta bianca al Consiglio Federale di inserire nell’ordinanza di applicazione della legge in qualsiasi momento altre specie da regolare. Nella proposta di ordinanza attualmente in consultazione il Consiglio Federale ha già inserito il Cigno reale (!) mentre nel messaggio alla nuova legge (pag. 5206) anticipa la necessità di inserire in futuro lince e castoro. La lince, con 200 individui dopo 50 anni dalla sua introduzione rimane minacciata, eppure c’è da tempo chi chiede la regolazione della sua popolazione.

Numerose sono le norme che indebolirebbero la protezione delle specie ma ben poche ed insignificanti quelle che migliorano la biodiversità. La legge continuerà a permettere, anzi amplia l’abbattimento di specie nelle aree di protezione dei mammiferi e degli uccelli. Il nostro Paese ha le liste rosse delle specie minacciate più lunghe d’Europa, è densamente abitato e i disturbi causati dalle attività di svago sono un grosso problema per la fauna selvatica. Pur di sparare a cormorani, stambecchi e lupi, ovunque, si continuerà a disturbare tutti gli animali anche nelle poche oasi di pace. E questo significa maggior dispendio di energia, minor tempo per nutrirsi e alla fine maggiore mortalità, per tutte le specie, anche quelle rare e totalmente innocue. La nuova legge continuerà inoltre a permettere la caccia in tana della volpe con il cane, una pratica crudele e che a volte porta alla morte anche del cane. Questa legge è tutto meno che al passo con i tempi e se avete a cuore la protezione della natura vi invito a votare NO alla nuova legge sulla caccia il prossimo 27 settembre.

Peggioramenti della legge sulla caccia in pillole

In questi giorni sono molti e molto attivi gli allevatori che scrivono ai giornali in difesa della revisione della legge sulla caccia, e di conseguenza in difesa del loro interesse di eliminare i grandi predatori come il lupo.

Mi preme riportare il focus del dibattito su tutti i cambiamenti inseriti nella legge, frutto di un gran pasticcio alle camere, dove molti hanno messo mano al progetto di legge per inserirvi elementi dettati da interessi di parte.

La revisione della legge sulla caccia non deve essere accettata così come uscita dalle camere poiché introduce diversi peggioramenti rispetto alla legislazione attuale, tra i quali:

  • la regolazione funziona già: l’attuale legge sulla caccia permette di abbattere gli individui problematici che causano danni alle attività umane;
  • carta bianca: stiamo dando delega al Consiglio Federale, che potrà in un secondo tempo aggiungere animali protetti alla lista di quelli cacciabili senza che il popolo possa esprimersi;
  • cigno e poi?: questo animale è già esplicitato nell’ordinanza, e vista la facilità con cui è stato inserito ci si chiede quale sarà il prossimo. Castoro? Lince? Lontra? Airone cinerino? Smergo maggiore? Molte aree di interesse ma anche singoli cantoni spingono per includerli;
  • presunzione di colpevolezza: nella legge si stabilisce che i presunti capi problematici potranno essere uccisi preventivamente prima che causino danni, cosa che si tradurrà in un aumento degli abbattimenti;
  • bandite di caccia e caccia invernale: la regolazione delle specie protette potrà essere fatta anche d’inverno e all’interno di aree protette;
  • decreto di abbattimento: non sarà possibile fare ricorso contro le decisioni di abbattimento di capi problematici;
  • disaccordo: la revisione della legge ha spaccato il paese, mentre la legge attuale era passata all’unanimità con l’accordo di associazioni ambientaliste e di protezione della natura;
  • equilibrio col fucile: la regolazione delle popolazioni di animali selvatici sarà di appannaggio esclusivo del fucile, mettendo in secondo piano le ricerche scientifiche sulle altre possibilità di gestione della fauna selvatica;
  • convenzione di Berna: tra i vari animali il lupo ha un chiaro declassamento della protezione, cosa che è in conflitto con la convenzione firmata dalla Svizzera;
  • non si risolve il bracconaggio: si contano decine e decine di abbattimenti da parte di bracconieri e la nuova legge non offre alcuna soluzione;
  • i corridoi faunistici quale contentino non sono altro che elementi già definiti nella legge sulla protezione della natura.

Vogliamo una legge realizzata su basi scientifiche e non raffazzonata con sentimenti di “pancia”: per quanto i promotori possano puntare la campagna mediatica sui contentini, non è tutto oro quel che luccica, perciò il 27 settembre invito ad esprimere un chiaro NO per questa revisione

Legge caccia: non lasciatevi abbindolare!

Francesco Maggi, responsabile WWF Svizzera italiana

Il prossimo 27 settembre il popolo dovrà esprimersi sulla proposta di revisione della legge sulla caccia. Una revisione fortemente voluta dalla lobby dei cacciatori e sostenuta da un parlamento, allora, ben poco sensibile alla protezione dell’ambiente. Dovesse essere approvata questa revisione, la vecchia legge sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, molto equilibrata e votata dal parlamento praticamente all’unanimità, verrebbe sostituita con una nuova legge completamente sbilanciata a favore della caccia e che ha diviso il parlamento. Non solo, le principali associazioni di protezione della natura, le associazioni di protezione degli animali e gli zoo svizzeri hanno deciso di lanciare, con successo, il referendum contro questa nuova inaccettabile legge. In caso di vittoria del referendum rimarrebbe così in vigore la legge attuale. Malgrado l’ampio fronte contrario alla nuova legge, i favorevoli cercano di dipingere la revisione come un’operazione a favore della natura e degli animali, salvo l’odiato lupo, che sarebbe – a detta di loro – l’unica specie ad aggiungersi allo stambecco nella lista delle specie ‘regolabili’, vale a dire che potranno essere abbattute.  Niente di più falso! La nuova legge (art. 7a, cpv 1, lett. c) conferisce pieni poteri al Consiglio Federale (come in caso di guerra o pandemia!) per aggiungere in qualsiasi momento altre specie abbattibili direttamente nell’ordinanza di applicazione della legge, quindi scavalcando il parlamento, il popolo e le associazioni di protezione della natura (non è prevista la possibilità di ricorrere). Il Consiglio Federale, nell’ordinanza attualmente in consultazione, ha già aggiunto il cigno reale (!) a questa lista della morte, mentre nel messaggio sulla nuova legge ha già preannunciato l’inserimento di altre specie. Quali? Molto probabilmente lince e castoro, in quanto la camera degli Stati si era già espressa a favore della regolazione nella misura del 61% per la lince e del 64% per il castoro. Anche il Nazionale si era espresso a favore della regolazione del castoro e aveva respinto di misura (97 a 94 voti) l’inserimento dell’airone cenerino e dello smergo maggiore ma solo per ragioni strategiche in quanto nel frattempo era stato annunciato il referendum. Per lo stesso motivo, le camere hanno deciso di ritornare sulla loro decisione e non inserire lince e castoro. Un altro bel esempio di come si intende ingannare il popolo: far votare una lista quasi vuota e poi tornare a riempirla una volta superato lo scoglio del voto popolare. Pertanto, non lasciatevi ingannare: questa legge spalanca le porte alle lobby forti (cacciatori, pescatori, agricoltori) per esercitare pressioni politiche sul Consiglio Federale affinché allunghi la lista delle specie da abbattere, quelle a loro invise come lince, castoro, orso, airone, smergo maggiore, lontra e così via. Per raggiungere questo obiettivo il fronte del sì utilizza il lupo, ma già oggi questa specie può essere abbattuta, come ad esempio nei Grigioni dove tutti i 4 giovani di un branco sono stati uccisi. Pertanto, se avete a cuore le sorti delle specie protette in Svizzera non lasciatevi abbindolare e votate NO il prossimo 27 settembre a questa inaccettabile revisione della legge sulla caccia.

Modifica della legge sulla caccia – La Regione 9.6.20

di Massimo Mobiglia, presidente WWF della Svizzera Italiana

la campagna per la votazione sulla revisione della “legge sulla caccia e la protezione di mammiferi e uccelli selvatici” del prossimo 27 settembre sta riprendendo vigore: il presidente ATsenzaGP della sezione Ticino ha pubblicato una lettera lo scorso 4 giugno, che terminava con la seguente asserzione: “la situazione è talmente critica che una revisione della Legge, seppur lieve, è più che mai necessaria.”

Il discorso si articola attorno alla figura del lupo, un animale selvatico che ha una forte mobilità, entra ed esce dal territorio svizzero, attraversa le alpi e in ogni momento può tornare poiché le regioni vicine sono da lui popolate. Per sua natura il lupo è un predatore e per questo nel 1800 era stato sterminato dal suolo ticinese e svizzero. Ora però ha ripopolato molte regioni europee. È un animale che esiste ed é di conseguenza giustissimo discutere su come proteggere le attività dell’uomo nelle regioni alpine.

Purtroppo il progetto di revisione della legge proposta dal Consiglio Federale, che introduceva una “lieve” modifica, è stato talmente spinto dalle camere che di “lieve” non ha più nulla. Nel baratro sono state buttate altre specie. Che colpa ha la lince? E il cigno? E l’airone? E il castoro? E la lista è ancora lunga e può essere allungata dal Consiglio Federale in qualsiasi momento senza possibilità di contestazione.

È evidente che la revisione é fomentata da un forte odio verso il mondo degli animali selvatici: questo si è manifestato nella legge con la possibilità di uccisione preventiva di tutte queste specie, in caso di ipotetico pericolo per le attività umane. E cade l’obbligo di intraprendere misure per contenere i danni da parte di animali selvatici. Un airone si avvicina al salmone? Spariamogli! Un castoro si avvicina ad un fiume? Spariamogli! Non è neppure sottaciuto l’intento che mira ad estinguere i grandi predatori come ostentato già dal nome dell’Associazione per un territorio senza Grandi predatori.

Ricordo che la votazione non é contro la caccia, ma contro l’attenuazione della “protezione di mammiferi e uccelli selvatici”, motivo per cui molte persone vicine alle attività venatorie avevano firmato il referendum. Leggevo di recente interventi di società di cacciatori, che si sono offerti come volontari per sorvegliare e monitorare il territorio. Cacciatori che hanno capito che la soluzione non è usare indistintamente il fucile, ma affrontare congiuntamente le problematiche.

Per questo ribadiamo un NO chiaro alla revisione della legge sulla caccia così come proposta!

L’uccisione brutale del lupo continua in tutta Europa * Brutal wolf killing continues across Europe

Brutal wolf killing continues across Europe

Brutal wolf killing continues across Europe

The protected status of the wolf is determined by the EU. Yet, EU countries determined what this status practically implies by including the species in different Annexes of the Flora and Fauna Habitats Directive. Therefore, countries like France and Slovakia, as well as regions of Spain can still legally cull wolves to a certain level. Yet, even Spain stopped the wolf culling activities last season. In the meantime, illegal killing of wolves continues to happen in many other countries. Here are a few highlights that need international attention.

Norway

The Norwegian regional Large Carnivores Committee recently made the decision to kill three wolf packs in the so-called wolf zones this winter. The wolf-zones are actually areas where wolves should be able to live, instead of being shot. This means that Norwegian hunters will try to kill another 17 wolves. Many Norwegian organisations have appealed to the Ministry of Environment to call stop the killing. The Ministry will decide on the situation in November.

The decision follows many killings and demonstrations against it in Norway and across the world. Last year, Norway planned to kill half of its entire wolf population even. The Scandinavian wolf population is severely suffering from these impacts. There is less genetic exchange between populations, due to the fact that many migrating wolves die along the way. And the so-called genetic inbreeding is used as an argument to reduce the wolf population size again. Yet, scientific evidence shows that the Scandinavian wolf population can recover, if people let it. On the 26th of October, people will go to the streets to demonstrate against this decision as well.

Denmark

Denmark saw the return of the wolf happening in 2012 after almost 200 years. However, last year a hunter shot one of the few wolves in Denmark. The hunter was captured on video and arrested. The court decided in August last year that the hunter got a sentence of just 40 days probation. In addition, the hunter lost his hunting license now too. But the story of Danish wolves does not stop there. According to reporting, at least 7 wolves have gone ‘missing’ in Denmark since 2012. What is left is an estimated number of 4 adults and 6 cubs.

If the Danish authorities treat such felonies of killing strictly protected animals so mildly, it is only a matter of time before the re-extinction of wolves in Denmark.

Belgium

The latest news is from Belgium, which welcomed the wolf back after more than 100 years of absence. The she-wolf named Naya found a male partner August in the Belgian forests. Earlier this year, camera traps photographed her as she showed signs of being pregnant. However, since 4.5 months there has been no sign of her or the pups. August still roams the woods, but the official news came out this weeks that hunters most likely have killed Naya.

Although clear evidence is still lacking, experts state it is very unlikely that the wolf died of other causes. The official research still has to provide proof of what happened to the Belgian wolf, however.

Human-wolf coexistence

Killing wolves is not the solution for the problems that hunters and farmers are facing. Effective livestock protection measures are more effectively contributing to human-wolf coexistence than killing wolves. Practical examples from many different countries and regions prove that it can work. It is up to the people to decide whether they accept that the wolf returned.