bloody hatred of the wolf… everywhere * odio sanguinoso verso il lupo… ovunque

Italian text below

Hunters killed 20 Yellowstone wolves that roamed out of the park. With the support of the American public two and a half decades ago, wolves got a second chance to claim their place in the wild. In 1995 and 1996, the federal government brought wolves back to Yellowstone National Park and Idaho after 70 years of being gone. What unfolded next was a wild homecoming that changed the landscape. The return of gray wolves to their rightful homes in Yellowstone National Park and the surrounding states of Idaho, Montana, and Wyoming has brought ecological balance, thriving tourism economies, and promise of peaceful coexistence with native predators.

Unfortunately, wolves’ environmental and economic value is lost on many policymakers in the region who have chosen not to coexist with wolves but rather to allow people to inflict some of the worst cruelty imaginable on them. A piece of Yellowstone falls in Montana, another in Idaho, and the rest in Wyoming. And if a wolf wanders beyond the safety of Yellowstone’s reach across the park’s invisible boundary, they face more threats than they could possibly know – neck snares, baits, traps, and hate.

Wyoming has been a perilous state for wolves for several years – it permits wolves to be killed by any means, at any time, without a license in all but its northwest corner. Idaho and Montana are no better – earlier this year, both states expanded their hunting seasons, increased the number of wolves that can be killed, and increased the ways wolves can be killed. Montana and Idaho’s newfound commitment to slaughter their wolf populations prompted outrage from scientists, wildlife managers, and the general public. It also prompted the U.S. Fish and Wildlife Service to initiate a status review to determine if they need to restore federal protections to gray wolves in the region.

We gave wolves a second chance in 1995 and 1996. With second chances so hard to come by, should we be willing to throw them away? USFWS is accepting public comments, so please add your voice today on why an emergency relisting is warranted.

Comment https://engage.nywolf.org/site/R?i=QJoZL7jw6WPfqj7D2Z48uxICY7gvAqbiFsHdhs58ufMsA7h9K4uhCg

There is no sound scientific or legal argument as to why the gray wolf can’t be granted an emergency relisting and undergo a status review simultaneously. If Interior Secretary Deb Haaland wishes to end the slaughter, the Endangered Species Act gives her ample authority and discretion to stop it – cold. That’s what she should do. Call on the Interior to restore protections now.

Take Action https://engage.nywolf.org/site/R?i=eoeHydcbCNItD3LPhuNrmQqDRZ4lvC5QEKFnGZN6GE9kF5hr_uruFQ

Wolf Conservation Center P.?O. Bo?x 42?1 So?uth Sa?lem, N?Y 105?90 | Tel: 914-763-2373 contact@nywolf.org contact@nywolf.org

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Dei cacciatori hanno ucciso 20 lupi di Yellowstone che vagavano fuori dal parco. Con il supporto del pubblico americano due decenni e mezzo fa, i lupi hanno avuto una seconda possibilità di rivendicare il loro posto in natura. Nel 1995 e nel 1996, il governo federale ha riportato i lupi nel Parco nazionale di Yellowstone e nell’Idaho dopo 70 anni di assenza. Quello che accadde dopo fu un selvaggio ritorno a casa che cambiò il paesaggio. Il ritorno dei lupi grigi nelle loro legittime case nel Parco Nazionale di Yellowstone e negli stati circostanti di Idaho, Montana e Wyoming ha portato equilibrio ecologico, prospere economie turistiche e promessa di una pacifica convivenza con i predatori nativi.

Sfortunatamente, il valore ambientale ed economico dei lupi è perso per molti politici della regione che hanno scelto di non coesistere con i lupi, ma piuttosto di permettere alle persone di infliggere loro alcune delle peggiori crudeltà immaginabili. Un pezzo di Yellowstone cade nel Montana, un altro nell’Idaho e il resto nel Wyoming. E se un lupo vaga oltre la sicurezza della portata di Yellowstone attraverso il confine invisibile del parco, deve affrontare più minacce di quante ne possa immaginare: trappole per il collo, esche, trappole e odio.

Il Wyoming è uno stato pericoloso per i lupi da diversi anni: consente di uccidere i lupi con qualsiasi mezzo, in qualsiasi momento, senza una licenza in tutto tranne che nel suo angolo nord-ovest. L’Idaho e il Montana non stanno meglio: all’inizio di quest’anno, entrambi gli stati hanno ampliato le loro stagioni di caccia, aumentato il numero di lupi che possono essere uccisi e aumentato i modi in cui i lupi possono essere uccisi. Il ritrovato impegno di Montana e Idaho a massacrare le loro popolazioni di lupi ha suscitato indignazione da parte di scienziati, gestori della fauna selvatica e pubblico in generale. Ha anche spinto il Fish and Wildlife Service degli Stati Uniti ad avviare una revisione dello stato per determinare se è necessario ripristinare le protezioni federali per i lupi grigi nella regione.

Abbiamo dato ai lupi una seconda possibilità nel 1995 e nel 1996. Con una seconda possibilità così difficile da trovare, dovremmo essere disposti a buttarli via? USFWS accetta commenti pubblici, quindi per favore aggiungi la tua voce oggi sul motivo per cui è giustificata una rimessa in vendita di emergenza.

Comment https://engage.nywolf.org/site/R?i=QJoZL7jw6WPfqj7D2Z48uxICY7gvAqbiFsHdhs58ufMsA7h9K4uhCg

Non ci sono valide argomentazioni scientifiche o legali sul motivo per cui al lupo grigio non può essere concessa una rimessa in vendita di emergenza e contemporaneamente sottoporsi a una revisione dello stato. Se il segretario all’Interno Deb Haaland desidera porre fine al massacro, l’Endangered Species Act le conferisce ampia autorità e discrezione per fermarlo – freddamente. Ecco cosa dovrebbe fare. Chiama subito l’Interno per ripristinare le protezioni.

Take Action https://engage.nywolf.org/site/R?i=eoeHydcbCNItD3LPhuNrmQqDRZ4lvC5QEKFnGZN6GE9kF5hr_uruFQ

Wolf Conservation Center P.?O. Bo?x 42?1 So?uth Sa?lem, N?Y 105?90 | Tel: 914-763-2373 contact@nywolf.org contact@nywo

I veri numeri del lupo * The true numbers of the wolf

(c) WWF CH https://www.wwf.ch/it/specie/lupo-predatore-sociale

Cortesia di Alessandro Bassi Cademario (english text below)

Un vecchio aforisma così recita: ” Gli uomini usano le statistiche (e i numeri) cosi come un ubriaco usa i lampioni: non per illuminare la strada ma per sostegno”. È quello che sta accadendo ormai da mesi da parte dell’Associazione per un territorio senza Grandi Ppredatori e da tutti coloro che promuovono il loro sterminio.

Facciamo un confronto tra due territori: il Canton Ticino e il Parco Nazionale d’Abruzzo. Il Ticino ha una superficie di 280.000 ettari, di cui boschive, agricole ed improduttive (alta montagna, ad es.) per 150.000 ettari. Il Parco Nazionale d’Abruzzo ha una superficie di 50.500 ettari ed una zona di protezione esterna (ZPE) di 80.000 ettari; un totale di 130.500 ettari. In Ticino si stimano mediamente una decina di lupi, 80 in tutta la Svizzera. Nel Parco d’Abruzzo si stimano un’ottantina di lupi, un numero uguale a quello dell’intera Svizzera su un territorio inferiore a quello del Ticino.  Per non parlare dei circa 50 orsi presenti nel parco. 

In Svizzera, invece, l’orso è riapparso nel 2005 dopo averlo sterminato, insieme a tutti i grandi predatori eccetto l’aquila, 100 anni prima!

In Ticino si trovano 588 aziende di allevamento di animali secondo il rapporto dell’Ufficio di statistica del Cantone Ticino. Nel Parco d’Abruzzo, invece, sono presenti 1665 aziende di allevamento di animali (vd. Conflitto tra grandi carnivori e attività antropiche nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise- Università di Padova 2012-2013).

Il Parco d’Abruzzo ha piû di 1 milione di visitatori all’anno contro 1,6 milioni di turisti nel Cantone nel 2016, ad esempio. Come mai in Abruzzo è possibile una simile convivenza, anche con ovvi ma superabili problemi?

Con simili dati è mai possibile che si continui a gridare, come nell’800: Al lupo! Al lupo!?”. Ê mai possibile che, come nell’800, un’associazione come quella per un territorio senza grandi predatori, presente in tutta la Svizzera, ripeta slogan che risalgono a 100 anni fa? Nel 1911 un famoso naturalista italiano, Alessandro Ghigi, scriveva sul Corriere della Domenica: “Ove il Governo non provveda a tempo, date le ben note abitudini del lupo, non dovrà recar meraviglia se fra qualche anno, in occasione di nevicate eccezionali, si sentirà parlare paurosamente di lupi affamati, riuniti a frotte nel Mezzogiorno d’Italia”. 

Nei decenni successivi il lupo venne quasi sterminato, in realtà. Altro che “lupi affamati”.

An old aphorism goes like this: “Men use statistics (and numbers) just as a drunk uses street lamps: not to light the way but to support”. This is what has been happening for months by the Association for a Territory without Large Predators and by all those who promote the killing of them all.

Let’s make a comparison between two territories: the Canton of Ticino and the Abruzzo National Park. Ticino has an area of ​​280,000 hectares, of which 150,000 hectares are wooded, agricultural and unproductive (high mountains, for example). The Abruzzo National Park has an area of ​​50,500 hectares and an external protection area (ZPE) of 80,000 hectares; a total of 130,500 hectares.
An average of ten wolves are estimated in Ticino, 80 throughout Switzerland. In the Abruzzo Park there are an estimated eighty wolves, a number equal to that of the whole of Switzerland in a territory smaller than that of Ticino. Not to mention the approximately 50 bears in the park.

In Switzerland, however, the bear reappeared in 2005 after having exterminated it, along with all the large predators except the eagle, 100 years earlier!

In Ticino there are 588 animal breeding companies according to the report of the Statistics Office of the Canton of Ticino. In the Abruzzo Park, on the other hand, there are 1,665 animal breeding farms (see Conflict between large carnivores and anthropogenic activities in the National Park of Abruzzo, Lazio and Molise – University of Padua 2012-2013).

The Abruzzo Park has more than 1 million visitors a year against 1.6 million tourists in the Canton in 2016, for example. Why is such a coexistence possible in Abruzzo, even with obvious but surmountable problems?

With such data, it is ever possible to continue shouting, as in the 19th century: to the wolf, to the wolf?” Is it ever possible that, as in the 19th century, an association like that for a territory without large predators, present throughout Switzerland, repeats slogans that date back 100 years ago?
In 1911 a famous Italian naturalist, Alessandro Ghigi, wrote in the Corriere della Domenica: “If the Government does not provide in time, given the well-known habits of the wolf, it should not be surprising if in a few years, during exceptional snowfalls, he to speak fearfully of hungry wolves, gathered in droves in southern Italy”.
In the following decades, the wolf was actually almost exterminated. Well other than “hungry wolves”.

Isn’t over… biodiversity is still in danger

It was a decisive weekend for biodiversity in our little Switzerland. This doesn’t mean that the problems for some species of animals are over. There will always be hunters aware that in order to practice their bloodthirsty “sport”, they will kill pregnant ungulates or undersized one’s mistaking them for some other species… they will kill the dog of the fellow hunter by confusing him with a boar or worse, they will shoot at another hunter. A fatal mistake, which unfortunately happens all too often even at our latitudes.
There always will be poachers of all kinds, even those who are game-wardens by profession, which happened and which caused a scandal in western Switzerland a couple weeks ago. Therealways will be the bloodthirsty on the hunt for trophies: coveted by personalities who love the macabre ornament, the horns to hang in the farmhouse or domestic living room. There always will be those from abroad who are ready to shell out a lot of euros, which go into the pockets of unscrupulous municipalities.
There will be the usual bastards who will set traps or shoot at random, and perhaps not mortally wounding their victims but leaving them to wander for days in abominable pain before dying.

Nobody likes to talk about that.
It spreads over the usual veil of silence.
It is a truth that sporting hunters, taking up a nice rifle complete with a telescopic sight that allows you to identify the prey from miles away, will not admit.
Just as they will not confess to foraging their future prey by putting food and salt in selected areas, to make sure that the animals get used to it. It will then be an easy task, at the opening of the hunting season, to return there no longer with forage but with a rifle and bullets.
Although with a small “gap” since the “most cruel canton’s in terms of tolerance towards animals” accepted the changing of the Hunting Law by a large majority, and the list of these cantons was clear even before the count was made.
But, at least, for this time, common sense prevailed.
The Federal Council will already be planning a rematch: they will be angry by this setback; I dare to say, “bestial” mad.

I was surprised and disappointed by the arguments of many people who, perhaps out of naivety or ignorance, still believe in the “danger” of certain animals towards humans.
I can understand that the beaver with its dams floods the cultivated fields and annoys the farmers, or that a swan to protect her offspring attacks the tourist with a camera, creating a moment of panic.
We humans are the problem, with our arrogance in wanting to believe ourselves masters of the world! If we tried to respect all species (even plant species) by observing an appropriate conduct, there would be no absurd problems, apparently in some isolated cases.
The same thing goes for large predators: there are rules and behaviors to consider in how to properly protect farm animals, as well as ourselves when we are in presence of predators.
Man is not the master of the world. We have stolen the territories of many species, many already extinct at the same time. We are in a catastrophic situation where the threat of extinction affects us personally; biologist and scientists have calculated that in 15 – 20 years 70% of all species will be extinct.
Is this what we want?
Isn’t it better that humanity finally pay the right respect to a planet that gives us nourishment, without asking for anything in return?

È stato un fine settimana decisivo per quanto concerne la biodiversità nella nostra piccola Svizzera. Questo non significa che i problemi per alcune specie di animali siano conclusi. Ci saranno sempre cacciatori avvidi che pur di praticare il loro “sport” sanguinario, ammazzeranno ungulati gravidi o piccoli sotto misura scambiandoli per qualche altra specie; che uccideranno il cane del compagno cacciatore confondendolo con un cinghiale o peggio ancora spareranno ad un altro cacciatore. Un fatale errore, che purtroppo accade fin troppo spesso anche alle nostre latitudini. Ci saranno sempre i bracconieri di ogni tipo, anche quelli che di professione fano i guardiacaccia, cosa accaduta e che ha generato uno scandalo nella Svizzera occidentale qualche settimana or sono. Ci saranno sempre i sanguinari alla caccia di trofei: le corna da appendere nella cascina o salotto domestico, sono ambite da personalità che amano il macabro ornamento. Quelli che dall’estero sono pronti a sborsare fior di euro, che vanno in tasca ai comuni privi di scrupoli. Ci saranno i soliti bastardi che metteranno trappole o spareranno a vanvera, magari ferendo non mortalmente la loro vittima ma lasciandola a vagare per giorni in preda ad abominevoli dolori prima di morire.

Ma di questo, non se ne parla. Si stende sopra il solito velo dell’omertà.

Sono verità che gli sportivi cacciatori, imbracciando un bel fucile con tanto di mirino telescopico che permette di individuare la preda a chilometri di distanza, non ammetteranno. Come non confesseranno di foraggiare le loro future prede mettendo in zone prescelte cibo e sale, per assicurarsi che gli animali vi prendano l’abitudine. Sarà poi un gioco, all’apertura della caccia, ritornarvi non più con il foraggio ma con fucile e pallottole. Anche se con un piccolo “scarto” visto che i cantoni più crudeli in fatto di tolleranza verso gli animali hanno accettato a grande maggioranza, e la lista di questi, era chiara ancora prima che si facesse lo spoglio.

Ma, almeno per questa volta, il buon senso ha avuto la meglio. Il Consiglio Federale starà già pianificando una rivincita: saranno incavolati per questo smacco oserei dire “bestiale”. Sono stata sorpresa e delusa dalle argomentazioni di tante persone che, forse per ingenuità o per ignoranza, ancora credono nella “pericolosità” di certi animali verso gli umani. Posso capire che il castoro con le sue dighe allaghi dei campi coltivati ed infastidisca gli agricoltori, o che un cigno per proteggere la propria prole assalisca la turista munita di macchina fotografica creando un attimo di panico.

Il problema siamo noi umani, con la nostra arroganza nel volerci credere padroni del mondo! Se cercassimo di rispettare tutte le specie (anche quelle vegetali) osservando una condotta appropriata, non ci sarebbero problemi assurdi, a pare qualche caso isolato. Stessa cosa vale per i grandi predatori: ci sono regole e comportamenti da osservare per come proteggere in modo corretto gli animali da allevamento come pure noi stessi quando ci trovassimo al loro cospetto. L’Uomo non è il padrone del mondo. Abbiamo rubato i territori a moltissime specie, in parte nel contempo estinte. Ci troviamo in una situazione catastrofica dove la minaccia d’estinzione ci tocca personalmente, scienziati biologi hanno calcolato che tra 15 – 20 anni il 70% di tutte le specie sarà estinto.

È questo che vogliamo?

Non è forse meglio metterci una volta per tutte a portare il giusto rispetto verso un pianeta che ci dà nutrimento, senza chiedere nulla in cambio?

Volete davvero permettere l’uccisione di linci, castori, aironi, cigni e lontre?

Francesco Maggi, responsabile WWF Svizzera italiana

La campagna a favore della nuova legge sulla caccia non fa che ripetere il grido: al lupo, al lupo! Eppure, gli oltre 1’500 lupi che vivono in Italia non hanno mai causato alcun problema all’uomo. Con il ritorno del lupo invece ovunque sono diminuiti drasticamente i danni alle foreste, alla campicoltura e alla viticoltura. Inoltre, la selezione operata dal lupo migliora la salute degli ungulati. A fronte di questi importanti benefici va però gestito al meglio l’atavico conflitto tra lupo e allevatori. In trent’anni qualcosa è stato fatto ma non a sufficienza. Ad esempio, malgrado gli attacchi avvengono nella misura del 90% a danno di greggi incustodite, solo una minoranza degli alpeggi sono protetti. Le misure sin qui messe in campo sono tuttavia servite, i lupi oggi fanno meno danni (nel 2000 un singolo lupo predava in media 25 pecore all’anno, oggi solo 5) e questo è il risultato sia della protezione delle greggi sia della presenza dei branchi, che permette ai lupi di predare cervi e cinghiali, cosa che risulta impossibile ai singoli lupi. Non tutte le situazioni sono però uguali e difendibili, questo è sempre stato fatto presente, ma invece di limitarsi a studi per identificare dove la protezione non funziona, bisognerebbe investire energie e risorse per cercare soluzioni, sia strutturali, sia innovative per migliorare la convivenza tra lupo e allevamento. Almeno questo personalmente mi aspetterei da un paese come la Svizzera.

Fatta questa debita premessa, va ricordato che WWF e Pro Natura si erano dette disponibili a discutere la mozione Engler del 2014 per una maggiore regolazione del lupo nei limiti consentiti dalla Convenzione di Berna. Se abbiamo lanciato il referendum non è per difendere posizioni pro lupo, o contro la caccia.  Siamo semplicemente contro la proposta di nuova legge sulla caccia perché il Parlamento è andato ben oltre alla mozione Engler e con la nuova legge de facto amplia notevolmente la possibilità di uccidere animali selvatici, oggi protetti, per i motivi più svariati. Ad esempio, verranno autorizzate regolazione di popolazioni – oggi si possono abbattere solo singoli individui – senza neppure dover dimostrare i danni, quindi preventivamente! Inoltre, si dà carta bianca al Consiglio Federale di inserire nell’ordinanza di applicazione della legge in qualsiasi momento altre specie da regolare. Nella proposta di ordinanza attualmente in consultazione il Consiglio Federale ha già inserito il Cigno reale (!) mentre nel messaggio alla nuova legge (pag. 5206) anticipa la necessità di inserire in futuro lince e castoro. La lince, con 200 individui dopo 50 anni dalla sua introduzione rimane minacciata, eppure c’è da tempo chi chiede la regolazione della sua popolazione.

Numerose sono le norme che indebolirebbero la protezione delle specie ma ben poche ed insignificanti quelle che migliorano la biodiversità. La legge continuerà a permettere, anzi amplia l’abbattimento di specie nelle aree di protezione dei mammiferi e degli uccelli. Il nostro Paese ha le liste rosse delle specie minacciate più lunghe d’Europa, è densamente abitato e i disturbi causati dalle attività di svago sono un grosso problema per la fauna selvatica. Pur di sparare a cormorani, stambecchi e lupi, ovunque, si continuerà a disturbare tutti gli animali anche nelle poche oasi di pace. E questo significa maggior dispendio di energia, minor tempo per nutrirsi e alla fine maggiore mortalità, per tutte le specie, anche quelle rare e totalmente innocue. La nuova legge continuerà inoltre a permettere la caccia in tana della volpe con il cane, una pratica crudele e che a volte porta alla morte anche del cane. Questa legge è tutto meno che al passo con i tempi e se avete a cuore la protezione della natura vi invito a votare NO alla nuova legge sulla caccia il prossimo 27 settembre.

Peggioramenti della legge sulla caccia in pillole

In questi giorni sono molti e molto attivi gli allevatori che scrivono ai giornali in difesa della revisione della legge sulla caccia, e di conseguenza in difesa del loro interesse di eliminare i grandi predatori come il lupo.

Mi preme riportare il focus del dibattito su tutti i cambiamenti inseriti nella legge, frutto di un gran pasticcio alle camere, dove molti hanno messo mano al progetto di legge per inserirvi elementi dettati da interessi di parte.

La revisione della legge sulla caccia non deve essere accettata così come uscita dalle camere poiché introduce diversi peggioramenti rispetto alla legislazione attuale, tra i quali:

  • la regolazione funziona già: l’attuale legge sulla caccia permette di abbattere gli individui problematici che causano danni alle attività umane;
  • carta bianca: stiamo dando delega al Consiglio Federale, che potrà in un secondo tempo aggiungere animali protetti alla lista di quelli cacciabili senza che il popolo possa esprimersi;
  • cigno e poi?: questo animale è già esplicitato nell’ordinanza, e vista la facilità con cui è stato inserito ci si chiede quale sarà il prossimo. Castoro? Lince? Lontra? Airone cinerino? Smergo maggiore? Molte aree di interesse ma anche singoli cantoni spingono per includerli;
  • presunzione di colpevolezza: nella legge si stabilisce che i presunti capi problematici potranno essere uccisi preventivamente prima che causino danni, cosa che si tradurrà in un aumento degli abbattimenti;
  • bandite di caccia e caccia invernale: la regolazione delle specie protette potrà essere fatta anche d’inverno e all’interno di aree protette;
  • decreto di abbattimento: non sarà possibile fare ricorso contro le decisioni di abbattimento di capi problematici;
  • disaccordo: la revisione della legge ha spaccato il paese, mentre la legge attuale era passata all’unanimità con l’accordo di associazioni ambientaliste e di protezione della natura;
  • equilibrio col fucile: la regolazione delle popolazioni di animali selvatici sarà di appannaggio esclusivo del fucile, mettendo in secondo piano le ricerche scientifiche sulle altre possibilità di gestione della fauna selvatica;
  • convenzione di Berna: tra i vari animali il lupo ha un chiaro declassamento della protezione, cosa che è in conflitto con la convenzione firmata dalla Svizzera;
  • non si risolve il bracconaggio: si contano decine e decine di abbattimenti da parte di bracconieri e la nuova legge non offre alcuna soluzione;
  • i corridoi faunistici quale contentino non sono altro che elementi già definiti nella legge sulla protezione della natura.

Vogliamo una legge realizzata su basi scientifiche e non raffazzonata con sentimenti di “pancia”: per quanto i promotori possano puntare la campagna mediatica sui contentini, non è tutto oro quel che luccica, perciò il 27 settembre invito ad esprimere un chiaro NO per questa revisione

NO to the killing of guiltless animals * NO all’uccisione di animali protetti

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Legge caccia: non lasciatevi abbindolare!

Francesco Maggi, responsabile WWF Svizzera italiana

Il prossimo 27 settembre il popolo dovrà esprimersi sulla proposta di revisione della legge sulla caccia. Una revisione fortemente voluta dalla lobby dei cacciatori e sostenuta da un parlamento, allora, ben poco sensibile alla protezione dell’ambiente. Dovesse essere approvata questa revisione, la vecchia legge sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, molto equilibrata e votata dal parlamento praticamente all’unanimità, verrebbe sostituita con una nuova legge completamente sbilanciata a favore della caccia e che ha diviso il parlamento. Non solo, le principali associazioni di protezione della natura, le associazioni di protezione degli animali e gli zoo svizzeri hanno deciso di lanciare, con successo, il referendum contro questa nuova inaccettabile legge. In caso di vittoria del referendum rimarrebbe così in vigore la legge attuale. Malgrado l’ampio fronte contrario alla nuova legge, i favorevoli cercano di dipingere la revisione come un’operazione a favore della natura e degli animali, salvo l’odiato lupo, che sarebbe – a detta di loro – l’unica specie ad aggiungersi allo stambecco nella lista delle specie ‘regolabili’, vale a dire che potranno essere abbattute.  Niente di più falso! La nuova legge (art. 7a, cpv 1, lett. c) conferisce pieni poteri al Consiglio Federale (come in caso di guerra o pandemia!) per aggiungere in qualsiasi momento altre specie abbattibili direttamente nell’ordinanza di applicazione della legge, quindi scavalcando il parlamento, il popolo e le associazioni di protezione della natura (non è prevista la possibilità di ricorrere). Il Consiglio Federale, nell’ordinanza attualmente in consultazione, ha già aggiunto il cigno reale (!) a questa lista della morte, mentre nel messaggio sulla nuova legge ha già preannunciato l’inserimento di altre specie. Quali? Molto probabilmente lince e castoro, in quanto la camera degli Stati si era già espressa a favore della regolazione nella misura del 61% per la lince e del 64% per il castoro. Anche il Nazionale si era espresso a favore della regolazione del castoro e aveva respinto di misura (97 a 94 voti) l’inserimento dell’airone cenerino e dello smergo maggiore ma solo per ragioni strategiche in quanto nel frattempo era stato annunciato il referendum. Per lo stesso motivo, le camere hanno deciso di ritornare sulla loro decisione e non inserire lince e castoro. Un altro bel esempio di come si intende ingannare il popolo: far votare una lista quasi vuota e poi tornare a riempirla una volta superato lo scoglio del voto popolare. Pertanto, non lasciatevi ingannare: questa legge spalanca le porte alle lobby forti (cacciatori, pescatori, agricoltori) per esercitare pressioni politiche sul Consiglio Federale affinché allunghi la lista delle specie da abbattere, quelle a loro invise come lince, castoro, orso, airone, smergo maggiore, lontra e così via. Per raggiungere questo obiettivo il fronte del sì utilizza il lupo, ma già oggi questa specie può essere abbattuta, come ad esempio nei Grigioni dove tutti i 4 giovani di un branco sono stati uccisi. Pertanto, se avete a cuore le sorti delle specie protette in Svizzera non lasciatevi abbindolare e votate NO il prossimo 27 settembre a questa inaccettabile revisione della legge sulla caccia.